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Art. di T. Tagliaferri

Così scompaiono i «santi»

Tonio Tagliaferri

Non ho resistito al richiamo di andare al tacito appuntamento di migliaia di fedeli all’ingresso del cimitero monumentale di Bonaria. Era un atto dovuto per una grazia ricevuta tanti anni fa da un altro frate cappuccino, Fra Nicola, proprio nel giorno della sua sepoltura.

Si era al termine di un lungo e impegnativo anno scolastico, il penultimo prima di diventare sacerdote. Mentre tutti i compagni di corso da giorni erano intenti a preparare gli esami, io non riuscivo a prendere i libri in mano, mi sembrava di non avere energie e di non potermi impegnare (si trattava di tutti gli esami del penultimo anno di teologia da dare in un'unica sessione). Così trascorrevano i giorni con un'abulia sempre più crescente. In quel Frangente giunse la notizia che a Cagliari era morto Fra Nicola, il cappuccino che tante volte avevo incontrato per le strade di Buon Cammino e di Castello a chiedere l'elemosina e ai quale tante volte mi ero avvicinato per far scivolare nella sua mano qualche moneta, poche. come si addice agli studenti, il tanto forse per chiedere la grazia di una buona interrogazione o di un compito fatto bene. Alla notizia della morte del Frate rea gii in modo deciso e con molta semplicità gli chiesi la grazia di portare a termine il corso di studi e gli esami. La risposta non tardò a venire. Vedendo il giorno do po le immagini dell’immensa folla che seguiva il feretro di Fra Nicola per le stra de di Cagliari e in particolare in via Roma diventata un fiume di gente, sentii che la grazia era ottenuta. Iniziai a studiare con iena e tutto si concluse nel migliore dei modi. Dunque sentivo il bisogno, ieri, di andare all'appuntamento con un altro cappuccino Fra Nazareno, di cui avevo molte volte sentito parlare e letto ma che non ebbi mai la possibilità di conoscere personalmente. Un appuntamento non andato deluso, non per l'incontro semplice e in preghiera con una bara sommersa di fiori e di mani protese, ma per l'immensa folla che ha accompagnato il feretro sino al cimitero di Bonaria. Sospinto da quella folla ho tentato anch'io il blitz di varcare il cancello del cimitero prima che fosse chiuso dietro il carro funebre. Anch'io ho salito in mezzo alla folla la ripida strada giungendo sino all'apice; tra preghiere e canti tra luci di operatori televisivi e flash di fotografi.

A stento le forze dell'ordine trattenevano la folla che letteralmente si buttava sul carro che conteneva le spoglie di Fra Nazareno; i Frati cappuccini cercavano invano di persuadere i fedeli a lasciare lo spazio necessario per proseguire il lento cammino. Il buio della notte rendeva ancora più impressionante questo corteo funebre diventato ormai pellegrinaggio.

Così sino al luogo della tumulazione. Poco alto da terra il loculo che un tempo fu di Fra Nicola e ora sarebbe stato occupato da Fra Nazareno. Non per molto, ha auspicato mons. Paolo Carta invitando tutti i fedeli alla preghiera, nella speranza di vedere presto restituita la salma alla chiesa dei cappuccini per seguire le orme di S. Ignazio e Fra Nicola. Un auspicio accompagnato da un lungo applauso mentre la bara ondeggiante tra la folla veniva fatta scivolare lentamente nel loculo. Anch'io a pochi passi dalla tomba ho allungato la mano alla bara e l'ho benedetta con un segno di croce ac compagnato da una silenziosa preghiera di suffragio e da un'umile preghiera di intercessione, mentre intorno tutti gridavano «viva Fra Nazareno». La bara sospinta da tante mani scompare nel loculo e la lastra tombale la sottrae agli occhi di tutti. Sull'intonaco fresco il muratore con mano esperta scrive «Giovanni Zucca»...

Così scompaiono i «santi» agli occhi della carne ma di essi resta il ricordo nella preghiera e nella fede per una testimonianza esemplare del Cristo. Scendo dal colle. Ai piedi la città illuminata e percorsa dalle macchine in corsa. Ai cancelli del cimitero tanti, tanti sono ancora accalcati con lo sguardo rivolto ai colle dove ormai Fra Nazareno riposa.