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La “vita consacrata”, un antidoto all’individualismo

Messaggio della CEI per la 15ª Giornata mondiale della vita consacrata  
ROMA, mercoledì, 19 gennaio 2010 (ZENIT.org).- Di fronte all'individualismo che pervade sempre più la società attuale, tutte le componenti ecclesiali e, in particolare, la vita consacrata sono chiamate al “compito urgente” di educare alla vita buona del Vangelo.

All’emergenza educativa è dedicato il messaggio per la 15ª Giornata mondiale della vita consacrata (2 febbraio 2011), dal titolo “Testimoni della vita buona del Vangelo”, pubblicato dalla Commissione per il clero e la vita consacrata della Conferenza episcopale italiana.


Nel messaggio si legge che “a causa di un errato concetto di autonomia della persona, di una riduzione della natura a mera materia manipolabile e della stessa Rivelazione cristiana a momento di sviluppo storico, privo di contenuti specifici, il processo di trasmissione dei valori tra le generazioni è fortemente compromesso”.

“Per questo – si aggiunge – i luoghi tradizionali della formazione, quali la famiglia, la scuola e la comunità civile, sembrano tentati di rinunciare alla responsabilità educativa, riducendola a una mera comunicazione di informazioni, che lascia le nuove generazioni in una solitudine disorientante”.

Da qui la necessità di “un percorso di conformazione a Cristo e ai suoi sentimenti verso il Padre”, perché “non ci si educa alla vita buona del Vangelo in astratto, ma coinvolgendosi con Cristo, lasciandosi attrarre dalla sua persona, seguendo la sua dolce presenza”.

E in questa prospettiva, “è proprio la vita fraterna, tratto caratterizzante la consacrazione, a mostrarci l’antidoto a quell’individualismo che affligge la società e che costituisce spesso la resistenza più forte a ogni proposta educativa. La vita consacrata ci ricorda così che ci si forma alla vita buona del Vangelo solo per la via della comunione”.

Il messaggio riflette poi sul valore educativo della vita consacrata, evidenziando come l'uomo trovi “nella testimonianza gioiosa della castità un riferimento sicuro per imparare a ordinare gli affetti alla verità dell’amore, liberandosi dall’idolatria dell’istinto”.

Allo stesso tempo, nella povertà evangelica, l'uomo “si educa a riconoscere in Dio la nostra vera ricchezza, che ci libera dal materialismo avido di possesso e ci fa imparare la solidarietà con chi è nel bisogno”.

Mentre “nell’obbedienza, la libertà viene educata a riconoscere che il proprio autentico sviluppo sta solo nell’uscire da se stessi, nella ricerca costante della verità e della volontà di Dio, che è ‘una volontà amica, benevola, che vuole la nostra realizzazione’”.

“Oggi più che mai – prosegue il messaggio –, abbiamo bisogno di educarci a comprendere la vita stessa come vocazione e come dono di Dio, così da poter discernere e orientare la chiamata di ciascuno al proprio stato di vita”.

“La testimonianza dei consacrati e delle consacrate – conclude –, attraverso la sequela radicale di Cristo, rappresenta anche da questo punto di vista una risorsa educativa fondamentale per scoprire che vivere è essere voluti e amati da Dio in Cristo istante per istante”.