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I cappuccini a Iglesias




I Frati Minori Cappuccini a Iglesias

dal 1592 nella chiesa di Santa Maria di Valverde.

 

Ramoscello del grande albero francescano, i frati minori cappuccini, iniziarono la loro esistenza nelle Marche e precisamente a Camerino; nel 1528 ebbero il riconoscimento ufficiale da parte del Papa Clemente VII . La Provvidenza volle che i membri di questa santa nuova famiglia francescana si moltiplicassero e diventassero numerosi fin dal loro sorgere.

Dopo aver costruito diversi conventi nell’isola di Corsica fin dal 1540, finalmente sbarcarono anche in Sardegna mezzo secolo dopo e nella città di Iglesias, dopo Cagliari e Sassari,  venne costruita la terza dimora dei Frati Minori Cappuccini in Sardegna.





Oggi questi fratelli vivono nel convento, il più piccolo nell’isola, nella via dedicata al santo frate cappuccino Ignazio da Làconi. L’ingresso del convento è stato costruito nel 2009, in occasione dei festeggiamenti del 50° anniversario della fondazione della parrocchia affidata agli stessi frati; l’attuale abitazione costruita alla fine degli anni 60, come casa parrocchiale, è stata completamente ristrutturata in questi ultimi anni secondo le tradizioni cappuccine e ora ha acquistato le forme conventuali: giardino, ingresso cappella, cappella con coretto, parlatorio, refettorio, corridoio delle celle.



Qui i frati vivono la regola di San Francesco e da qui escono per i vari servizi al popolo di Dio:

 -          nella Rettoria del Santuario di Nostra Signora delle Grazie, nel centro storico di Iglesias, dove i frati hanno anche dimorato dal 1922 sino alla fine del secolo scorso ed ora è sede delle suore clarisse Francescane del Santissimo Sacramento.

 
-          Nell’aiuto alle parrocchie per il ministero della predicazione e il Sacramento della Penitenza.

 -          ma il ministero che occupa maggiormente tutta la fraternità cappuccina di Iglesias è la pastorale della parrocchia B. V. di Valverde.

 In effetti, è questa la chiesa che ricevettero i primi  frati cappuccini arrivati ad Iglesias. Il Padre Zefirino da Bergamo, dell’Ordine dei frati minori Cappuccini di San Francesco, da diverso tempo aveva espresso il suo desiderio di “fondare in città un convento”, così tra la fine del 1592 e il novembre 1593 scrisse al Consiglio Generale per portare ad approvazione delle autorità e della popolazione l’edificazione del convento nella città di Iglesias:

 “Oggi, 15 febbraio 1593, in Iglesias, il Consiglio Generale è convocato per ordine del Magnifico consigliere e Alcade di questa città, Gaspare Fortezza, ad istanza dei Magnifici consiglieri, mediante e previo avviso dato a tutta la cittadinanza dal messo della corte. Il Consigliere Capo Antonio Leo, dopo aver manifestato all’assemblea il desiderio di Padre Zefirino da Bergamo di fondare un convento del suo Ordine nella città di Iglesias, ed esposta la grande utilità spirituale che ne sarebbe derivata alle anime dalla presenza dei Cappuccini, invita l’assemblea ad esprimere con il voto il proprio consenso  e pensiero”.

 La popolazione d’Iglesias, a suffragio generale, rispose affermativamente. E il convento fu!




La chiesa ed il convento della B. V. di Valverde divennero la sede più opportuna per formare i giovani desiderosi di farsi Frati, oggi diremmo sede di noviziato e studentato. Il convento nasce come luogo di preghiera e di penitenza, poi luogo di evangelizzazione e formazione, successivamente di accoglienza dei poveri e degli appestati durante il 1600.

 In questi luoghi, son avvenuti accadimenti prodigiosi e vi hanno dimorato frati di sante virtù: fra  Giacomo da Decimoputzu, il taumaturgo;  fra Ignazio da Laconi, fra Tommaso da Ozieri; Padre Bonaventura da Iglesias; Padre Benedetto da Iglesias, ed altri.

 1)      Di Padre Bonaventura, si racconta che una notte d’inverno un Padre Gesuita vide dalla sua cella un incendio divampare nella chiesa lontana di Valverde. Attraverso il suono delle campane chiamò a raccolta gli iglesienti i quali, nonostante il brutto tempo, si diressero verso il Convento dei Cappuccini per spegnere le fiamme. Giunti alla chiesa ed apertane la porta, trovarono Padre Bonaventura sospeso da terra in estasi; le fiamme altro non erano che i raggi luminosi che partivano dal corpo del frate in intimo colloquio con Dio davanti al tabernacolo. L’arrivo degli estranei interruppe l’estasi, e Padre Bonaventura, confuso, si ritirò nella sua cella.

2)     
Padre Benedetto morì ad Iglesias, il 9 novembre 1713, all’età di 68 anni, dopo cinquanta anni di vita religiosa, che fu di rara umiltà, obbediente in sommo grado, di grande preghiera, zelantissimo nell’osservanza della regola, pauperrimo, di vita integerrima, di grande contemplazione e casto. E terminò questa vita caduca con fama di molti miracoli tantoché si omise di seppellirlo per tre giorni senza che intervenisse il rigor mortis. Al suo seppellimento intervenne il Capitolo, tutti i cavalieri della città di Iglesias e tantissima gente della plebe, lodando tutti Dio per il suo servo e strappandogli i peli della barba e i capelli come reliquia.





3)     
Fra Ignazio da Làconi (1701-1781): Fu frate questuante; la sua figura di umile fraticello, un po' curvo e sempre assorto nella preghiera del Rosario, diventa presto cara ai fedeli, che si abituano a vederlo percorrere le strette strade della città, prima di Iglesias e poi di Cagliari. Morì a Cagliari, l’11 maggio 1781, venerdì, alle tre del dopo pranzo. Il suo corpo per ordine del Vicario Generale, don Diego Cadello, assente perché in visita pastorale l’Arcivescovo Don fra Vittorio Melano, fu esposto nella chiesa per tre giorni alla pubblica venerazione dei fedeli e il terzo giorno, domenica, con l’assistenza di tutto il Capitolo che celebrò la Messa, il suo corpo fu collocato dentro una cassa che fu deposta nel luogo in cui a perpetua memoria dei fedeli e a onore e lustro della nostra Religione, si vede essere il suo glorioso epitaffio. Il 16 giugno 1940, nella Basilica di San Pietro, il papa Pio XII lo dichiarò beato. Il 21 ottobre 1951, dallo stesso papa, ancora nella Basilica di San Pietro, Ignazio da Làconi viene proclamato santo. Diceva il santo frate:

 “Abbiate fiducia in Dio. Prima morire che perdere la fede. Ringrazio Dio d'esser nato da genitori cattolici ed aver da loro imparato le massime della santa fede. Ringrazio Dio che mi ha chiamato alla fede nel santo battesimo e alla religione in quest'Ordine di san Francesco. Vorrei che tutto il mondo fosse cattolico e convertito all'adorazione del vero Dio Creatore e Redentore”

Fino all’entrata in vigore della legge Siccardi del 7 luglio 1866, ossia la soppressione degli ordini religiosi, i Frati Minori Cappuccini rimasero nel convento di Valverde.

 

La chiesa di Santa Maria di Valverde sorge fuori dalle mura medioevali, in un punto elevato, all’inizio della valle che da Iglesias si allarga verso Cagliari, e che doveva essere verde ed ubertosa per aver dato il titolo alla chiesa.

Non è rimasta documentazione certa sulla data della sua costruzione, ma il materiale e lo stile testimoniano la contemporaneità con la Cattedrale, dedicata a Santa Chiara, edificata fra il 1284 ed il 1288.

Lo stile romanico - pisano, la ripartizione in tre ordini della facciata, la serie di tredici archetti del timpano, simboleggianti Cristo e gli Apostoli, ed il girale di “palmette” della cornice del timpano, attestano l’opera della stessa maestranza che ha operato nella chiesa di Santa Chiara nella quale si ritrovano gli stessi particolari.

Dell’edificio originale resta la facciata, restaurata nei primi anni del 1900 con il rifacimento della bifora e, parzialmente, le decorazioni esterne dei fianchi, il più interessante dei quali è quello ad est, visibile dal limitrofo camposanto.



La facciata

La facciata è di stile romanico-pisano, in conci di trachite rossa, col tetto a capanna. È divisa in tre ordini da due cornici di spartizione decorate da un girale di palmette, così come il timpano sul quale si trovano tredici archetti trilobati simili a quelli della Cattedrale. Una elegante bifora raccorda i due ordini superiori. Al culmine dei due spioventi è collocata una croce di trachite rossa.

Tra il quinto e il sesto archetto di destra una mensola antropo-zoomorfa sorregge il pilastrino polistile e raffigura una faccia umana ed un cagnolino.

L’architrave del portale riporta un bassorilievo posto in posizione centrale costituito da una croce inscritta in un arco di circonferenza.

Le mensole di scarico dell’archivolto sulla lunetta cieca del portale rappresentano un giglio ed un muso di orso.

L’interno

L’interno è stato rimaneggiato nel XVI secolo, con la sostituzione del tetto a capriate con quello sostenuto dagli archi a diaframma. Della antica struttura restano sedici mensole. Di queste merita attenzione la sesta sulla parete di sinistra partendo dall’ingresso, parzialmente inglobata nel diaframma dell’arco, della quale resta visibile la parte posteriore di un bue, cui corrisponde, nell’esterno, un altro bue.

                                                                                             La navata

La navata è unica, con due cappelle sul lato destro, la prima delle quali è databile alla prima metà del 1500, mentre la seconda è della fine del 1600.

L’aula prende luce dalla bifora, dove è posta una vetrata con le immagini di S. Francesco, S. Ignazio da Làconi e dello stemma francescano, e da due vetrate policrome poste nelle pareti laterali verso il presbiterio, raffiguranti il Cristo Pantocratore (onnipotente) e la Vergine Eleùsa (che ha misericordia).

Al centro della navata, una lapide in marmo bianco, con la scritta “sepultura fratrum 1852”, chiude l’accesso ad una piccola cripta che serviva da cimitero per i Cappuccini, e dove sono state trovate le ossa del Venerabile Padre Benedetto da Iglesias, dal 1955 nella chiesa di N. S. delle Grazie.

È giunta fino a noi la lapide della tomba del Vescovo Francesco Antonio Deplano Sanna, che resse la Diocesi di Iglesias fra il 1775 e il 1781, e che fu sepolto nel presbiterio vicino all’altare. Il reperto è stato sistemato nella parete di destra della cappella seicentesca.

In questi ultimi anni, la chiesa è stata arricchita dalla statua raffigurante il Beato Fra’ Nicola da Gesturi e di quella di San Pio da Pietrelcina, I simulacri scolpite in legno sono opera dello scultore di Ortisei Ferdinando Perathoner. Altra scultura lignea importante è quella del crocifisso posto nel muro dell’antica cappella dedicata a San Felice da Cantalice, primo santo dell’Ordine dei Cappuccini.    

Le cappelle

 La prima cappella a destra, che era dedicata a San Francesco, è a volta ombrelliforme esagonale, con la chiave di scarico delle forze riportante in caratteri gotici una scritta N T B.

 Nella parte destra si apre una finestra ornata da una vetrata policroma, riportante un’ostia raggiante con il monogramma di Cristo IHS, mentre a sinistra si trova un rosone a traforo lobato a sei scomparti a tutto sesto. Lo stile di questa cappella è lo stesso che si riscontra nella chiesa di San Francesco sia nel presbiterio sia nella cappella del Crocifisso.

 Non si ha memoria di come fosse la cappella di sinistra, della quale rimane l’arco d’accesso a sesto acuto, con pietre bianche e grigie, e che esisteva sicuramente fino al 27 marzo 1868, come risulta da un verbale di consegna dell’edificio al Comune d’Iglesias. Probabilmente era quella dedicata a San Felice da Cantalice, come risulta da documenti della Curia.

Il presbiterio

 Il presbiterio, di forma quadrata, rialzato di tre gradini rispetto all’aula, ha la volta stellare con cinque chiavi a pomello. Quella centrale raffigura la Vergine Eleùsa (Mater Misericordiae) che tiene in braccio Gesù. Il Bambino le cinge il collo col braccio, mentre Maria guarda lontano con aria malinconica nel presentimento della Passione. La fascia esterna del pomello è a foglie susseguentisi, tenute da fettucce.

La chiave verso l’ingresso riporta la data 1592, riferita all’epoca del rifacimento della volta, e la cornice ha foglie slegate. La chiave verso il fondo, sul simbolo della croce, in caratteri capitali, ha la scritta IHS, e nella cornice le foglie sono intrecciate. Nella chiave verso sinistra si legge la scritta “Esta capella per mans de Melchior Sana”. La chiave a destra riporta la scritta “Mre Antiogo Spada obr.” La fascia è rifinita con motivo a fune. Da tutto ciò si apprende che il presbiterio fu costruito nel 1592 dallo scalpellino cagliaritano Melchiorre Sanna su commissione dell’obriere (operajo) Antioco Spada.

Nei capitelli dell’arco d’ingresso, a forma di scudo e sorretti da due angeli, benché gravemente danneggiati, sono visibili l’Angelo annunciante a sinistra e l’Annunciata a destra. Le altre decorazioni dei capitelli sono costituite da scene di animali in lotta.

Nell’ottobre del 1984, il presbiterio è stato arricchito dai lavori in legno di Padre Paolo Bertelli da Iglesias, cappuccino (morto a Mores il 7 marzo 2006, all’età di 89 anni), che ha scolpito la mensa, il tabernacolo e l’ambone.

La mensa ha raffigurate quattro ostie, una per lato, congiunte da un motivo di palmette simili a quelle del timpano della facciata della chiesa. Poggia su due pilastri esagonali, ed in ognuna delle facce degli esagoni è scolpita la figura ed il nome di un Apostolo.

Il tabernacolo, con incise spighe e grappoli d’uva, è sormontato da una sfera simboleggiante il mondo, con sopra il Cristo Risorto.           

L’ambone è diviso in tre pannelli: in quello superiore è stilizzata la figura del Servo di Dio papa Giovanni Paolo II ed è riportata la scritta “Con Pietro pescatori di uomini”; nel secondo pannello è incisa la frase “La parola del Signore” e nel terzo pannello “luce, pace, gioia al cuore”.

 

Nella parete di fondo, sotto un grande crocifisso riproducente quello di San Damiano in Assisi, è collocata la statua della Vergine col Bambino (simile a quella Eleúsa scolpita nella chiave centrale della volta) risalente agli anni cinquanta. La raggiera posta dietro al simulacro della Vergine fu realizzata da Fra Sebastiano da Turri.

Nelle pareti laterali due grandi tele del pittore pisano Paolo Maiani, allievo di Pietro Annigoni, risalenti alla fine degli anni Novanta, raffiguranti  la predicazione di Gesù e la cena di Emmaus.

L’esterno

Il lato est esterno è visibile dall’interno del cimitero. Sotto una cornice che parzialmente conserva la decorazione a palmette della facciata, si trovano ventotto archetti variamente decorati, con mensole pensili e di lesena. La prima mensola ripropone il motivo antropo-zoomorfo già riscontrato nella facciata (volto umano e cane). La quarta una faccia umana. Nel XIII archetto, a decorrere dall’abside, si nota un bassorilievo zoomorfo raffigurante un orso.   

In un campanile a vela sono sospese due campane, una del 1952 fusa a Monteponi e l’altra del 1953.

Il lato ovest, pur essendo il più rimaneggiato, forse a causa del convento costruito a ridosso dai Cappuccini nel XVI secolo, conserva una serie di mensole antropomorfe con teste coronate. Due mensole, una sulla terza ed una sulla quinta lesena, raffigurano rispettivamente un cane ed un bue.

Il muro è sostenuto da quattro contrafforti costruiti nel 1938, successivamente alla demolizione del convento.

 

I resti del convento

 L’antico convento dei Cappuccini fu istituito il 14 febbraio 1593. Dopo lo scioglimento dell’Ordine in seguito alle leggi Siccardi, nel 1866, il convento fu adibito a ricovero di mendicità e ospedaletto per i poveri. Nei primi decenni del 1900, fu demolito in conseguenza della decisione di Dionigi Scano che lo ritenne di nessun interesse storico e architettonico poiché disturbava “la solitaria bellezza della chiesa”.  I resti del convento sono visibili dal lato ovest.

 

Il pozzo

 Sempre nel lato ovest, negli anni 1979-1980 è stata ripulita e ripristinata la cisterna e adornata di un bel parapetto con bassorilievi rappresentanti da un lato lo stemma francescano, e dall’altro le chiavi. Questo secondo elemento è fortemente connesso a un miracolo di Sant’Ignazio da Laconi, il venerato frate laico che dimorò ad Iglesias per oltre dieci anni, con l’incarico di dispensiere. Si tramanda, infatti, che un giorno, essendosi egli sporto per attingere acqua dal pozzo, gli caddero accidentalmente le chiavi della dispensa all’interno della cisterna; il santo invocò allora l’intercessione della Vergine, e buttato il secchio nel pozzo, recuperò le chiavi. Il racconto del miracolo è avvalorato dalle deposizioni di testimoni nel corso del processo di beatificazione del frate cappuccino: fra Gaetano da Flumini, nel 1856, ricorda:

“Aggiungo ancora per averlo udito dal vivente fra Giacomo da Cagliari che, mentre il Ven. Servo dimorava in Iglesias in uffizio di cuciniere e dispensiere, gli caddero una volta le chiavi della dispensa nella cisterna ov’era andato ad attingere acqua, ma che, senza punto turbarsi a tale infortunio, calò la secchia e in un coll’acqua [attinse pure] le chiavi smarrite”.

 

Il cimitero

A seguito dell’editto napoleonico che vietava la sepoltura all’interno delle chiese e nei pressi delle stesse nei centri abitati, il Comune dovette provvedere alla istituzione di un cimitero fuori dalle mura. Dopo lunghe trattative, che interessavano anche il Vescovo che fino ad allora aveva dovuto accudire alle sepolture, nell’incertezza dell’autorità comunale, Mons. Giovanni Nepomuceno Ferdiani rompeva gli indugi e nel 1835 acquistava dai frati Cappuccini un pezzo del loro orto, attiguo alla chiesa di Santa Maria di Valverde, per utilizzarlo come camposanto. Il cimitero fu inaugurato il 20 agosto 1835. Disadorno e recintato con una siepe di fichi d’india, solo a seguito dell’iniziativa delle società minerarie che ottennero di poter erigere monumenti in ricordo dei loro più valenti collaboratori, il piccolo camposanto cominciò ad avere l’attuale aspetto arricchendosi di pregevoli monumenti funerari dei quali sessantacinque portano la firma dello scultore piemontese di Boccioletto, Giovanni Maria Sartorio.

Al centro della cappella cimiteriale è sepolto il corpo del Vescovo Giovanni Battista Montixi, deceduto il 26 febbraio1884 all’età di 86 anni, dopo aver retto la diocesi per quaranta anni. 

In una delle colombaie, riposa nel sonno eterno il quarto parroco di Santa Maria di Valverde, Padre Adolfo Secci da Laconi, morto il 7 maggio 1991.

***

Il 10 ottobre 1959 dall’episcopio partì in processione il Vescovo Giovanni Pirastru in cotta e stola, accompagnato dal Capitolo. Nella Via Antas, limite del territorio della nuova Parrocchia, si unirono al corteo il Padre  Provinciale dell’Ordine dei cappuccini, diversi Cappuccini ed il Parroco designato Padre Luigi Lai da Gergei. Il crucifero consegnò la croce al novello Parroco e Padre Luigi, Padre Raimondo e fra Sebastiano, tolti i sandali, procedettero scalzi in segno di devota umiltà francescana all’interno dell’edificio sacro. Il neo Parroco ottenne la consegna della chiesa, del tabernacolo e del fonte battesimale.

Da allora, dopo Padre Luigi, si sono avvicendati alla guida della Parrocchia Padre Mario Montis da Villassor, Padre Emiliano Pinna da Sestu, Padre Adolfo Secci da Laconi, Padre Giulio Baldus da Samatzai, Padre Marco Locche da Nebida, Padre Mario Mancosu da Samassi e attualmente Padre Vincenzo Pisanu da Nuxis.

 Il territorio parrocchiale odierno comprende i rioni di Col di Lana, Is Arruastas, e parte della località Funtanamarzu, vi risiedono oltre 1500 nuclei familiari, per complessive 5000 persone circa. I fraticelli di oggi continuano a portare a tutti l’esperienza di Cristo sull’esempio di san Francesco d’Assisi e sulle orme di quei primi fratelli venuti da lontano alla fine del XVI secolo.

 

A lode di Dio!