Sei qui: Home Cosa è il peccato
header10.jpg

Cosa è il peccato

  

Caravaggio - Conversione della Maddalena

 

 

Queste poche righe vogliono essere semplicemente uno spunto per un inizio di riflessione sul vasto campo teologico e spirituale nel quale comprendere il peccato. Dare una definizione di peccato nel nostro contesto storico, culturale, sociale ed ecclesiale, è un’impresa per niente facile, non soltanto perché non è facile “definire”, ma anche, e forse soprattutto, perché è una realtà totalmente legata all’essere e all’agire umano, personale e comunitario. Partiamo dalla definizione di peccato presente nel Catechismo della Chiesa Cattolica: “Il peccato è un’offesa a Dio,[] una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza” (CCC 1849-1850). Prima domanda: quando una coscienza può definirsi “retta”? Per mostrare quanto è difficile definire qualcosa nell’ambito del peccato basti ricordare le parole di Gesù nei confronti di coloro che volevano lapidare l’adultera: “Chi è senza peccato scagli per primo la prima pietra contro di lei” (Gv 8, 7).

 

Nessuno è senza peccato, quindi (cfr. 1Gv 1, 8-10: “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi”). Ma c’è peccato e peccato. Il catechismo riporta anche altre definizioni di peccato, come per esempio quella di Sant’Agostino: “Una parola, un atto o un desiderio contrari alla legge eterna”. È la legge eterna che inizia a mettere un po’ di ordine nel caos presente nel cuore e nella vita dell’uomo: “«Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Ed egli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso»” (Mt 19, 17-19). Solo la persona in causa, magari con l’aiuto di un esperto, può scorgere il proprio peccato alla luce della Parola di Dio, tenendo conto della propria storia personale, e del proprio ruolo nella Chiesa e nella società. Basti pensare, ad esempio, quanto siano distanti in tal senso le vite di una suora e di un commerciante, o quella di una hostes e di un contadino.

 

Eppure essi come tutti i cristiani, sono tenuti ad obbedire alla Parola di Dio. Certo è che verremo giudicati tutti sull’amore (caritas), l’amore secondo gli esempi e gli insegnamenti di Cristo (cfr. GS 58: “Il Vangelo di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura dell'uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato”). Il peccato, come dice Gesù, è radicato nel cuore dell’uomo, cioè nel “quartier generale” dei suoi pensieri e delle sue azioni: “Dal cuore, infatti provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo” (Cfr. Mt 15, 19-20). Ma sempre nel cuore può nascere e crescere la conversione dell’uomo, cioè scegliere di mettere Dio al primo posto in tutti i pensieri e in tutte le azioni.

 

L’uomo però, si scopre anche combattuto e diviso tra bene e male proprio nel suo cuore (cfr. Rm 7, 14-24), ma il Vaticano II ci ricorda che “il cristiano certamente è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni, e di subire la morte; ma, associato al mistero pasquale, diventando conforme al Cristo nella morte, così anche andrà incontro alla risurrezione fortificato dalla speranza” (GS 22).

 

Padre Fabrizio Congiu