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Dio Capovolge

Dio capovolge i giudizi degli uomini

Gianni Fontoni,Vicedirettore “nuovOrientamenti"

«Perché?», si chiede nel suo «editoriale» di marzo padre Tarcisio Mascia, direttore di «Voce Serafica», il mensile edito dai francescani cappuccini della Sardegna. E il «perché?» non è assolutamente retorico nel desiderio di voler guardare alla figura di Fra Nazareno appena scomparso. Una figura che ha certamente commosso tutti ben oltre i confini dell'Isola. Una figura che ha fatto molto parlare di sé per quei tratti di semplice bontà cristallina che ha saputo, durante la sua lunga vita, trasmettere ad un'infinità di persone. Uomini e donne di ogni ceto sociale, condizione e cultura (dal politico al religioso, dal laico all'uomo di fede, dal la persona semplice allo scienziato, dal ricco al povero) che erano presenti ai suoi funerali per dare l'ultimo saluto fisico ad un amico che la morte aveva distaccato dai sensi. Perché? E la risposta al «perché» non ha — per padre Tarcisio — le dimensioni del lamento e dell'abbandono. Come frate cappuccino e come cristiano ha coscienza del distacco da Fra Nazareno è un «arrivederci, un saluto temporaneo in attesa di ritrovarsi, insieme, nella Gerusalemme celeste». La sua domanda si apre allo stupore della testimonianza delle venti-trentamila persone (una folla immensa, impossibile da contare) che hanno seguito il feretro) di Fra Nazareno fino al cimitero di Bonaria. Senza disperazione, senza scene isteriche: un arrivederci sereno e composto. Ricorda quando in convento si abbatteva la «tempesta telefonica» — quasi un assedio — che chiedeva di Fra Nazareno, «incalzandolo da vicino, giorno dopo giorno, attribuendogli «carismi e virtù eccezionali». Ricorda come ai confratelli giungesse l'eco di quelle «storie» che apparivano ai più colorite dalla credulità e dalla ingenuità della gente.

A esprimere un giudizio sulla virtù di Fra Nazareno sarà la Chiesa (come ha auspicato nell'omelia l'arcivescovo mons. Otturino Pietro Alberti alle esequie del frate cappuccino). «Se il disegno della Provvidenza lo vorrà, sarà un segno della imprevedibilità e dell'imperscrutabilità del piano di Dio, che capovolge le categorie e i giudizi degli uomini» dice concludendo p. Tarcisio Mascia che vede il colle di Buoncammino — sede del convento dei frati — come «una città posta sul monte» da cui promana la luce di tante figure di santi. Ed aggiunge che la risposta al «perché» si può forse leggere nelle parole che Frate Masseo rivolse a Frate Francesco: «Perché a te tutto il mondo viene dietro ed ogni persona pare che desideri di vederti e d'ubbidirti? Tu non sei bello di corpo, non sei grande di scienza, tu non sei nobile; perché dunque a te tutto il mondo viene dietro?». E il Poverello d'Assisi rispose che evidentemente non aveva scoperto «tra i peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me, e perciò a fare quell'operazione meravigliosa, la quale egli intende di fare, non ha trovato più vile creatura sopra la terra. Questo ha detto Frate Francesco in risposta a Fra Masseo. Questo avrà forse anche pensato Fra Nazareno, quando senza alcuna cultura ed in estrema ma saggia semplicità d'animo, ha deciso di seguirne le orme.