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Eremo francescano

 

 

Forse non tutti sanno che san Francesco d’Assisi ha scritto ben 5 regole! Infatti oltre quelle più conosciute e indirizzate ai frati (Protoregola 1209, Regola non Bollata 1221, Regola Bollata 1223) esiste anche una “regola” per laici (Forma Vitae per i francescani secolari, 1216, contenuta nella/e Lfed) e la regola per gli eremi (RegErem 1218-1221), ed è proprio su quest’ultima che vogliamo soffermare la nostra attenzione. Come abbiamo avuto occasione di sottolineare più volte nei precedenti articoli, le giornate di san Francesco erano trascorse spesso e volentieri nella preghiera, nella contemplazione di Dio. A tal punto che uno dei suoi grandi dilemmi, che si riscontra negli scritti e nell’agiografia, è proprio dato dal dubbio se dedicarsi maggiormente all’azione o alla contemplazione, per poi comprendere che il Signore lo chiamava ad annunciare ciò che riceveva nella preghiera. Per cui la risposta fu proprio quella di saper equilibrare una vita tra l’orazione e, diremmo oggi, l’azione pastorale. Ma la marcata attitudine di Francesco alla vita contemplativa lo portò a pensare una fraternità particolare all’interno della grande fraternità che era e che è l’Ordine francescano.

 

Questa piccola e speciale fraternità era l’eremo, per il quale frate Francesco ha composto la Regula pro eremitoriis data, che come datazione si colloca tra il 1218 e il 1221. Inizialmente la si credeva allegata prima alle Ammonizioni e poi alla Regola non Bollata, ma lo sviluppo degli studi specialistici ha optato sempre di più per una sua autonomia. Qual è la differenza tra un eremo diciamo “classico” e quello francescano? Semplice, la fraternità. Francesco d’Assisi ha avuto la geniale idea di creare una vita eremitica vissuta, però, all’interno di una fraternità, secondo lo stile evangelico di Marta e Maria (cfr. Lc 10, 38-42). E infatti questa regola, che è cortissima, appena dieci versetti, comincia così: “I fratelli che vogliono condurre vita religiosa negli eremi, siano tre o al massimo quattro. Due di loro facciano da madri e abbiano due figli o almeno uno. I due che fanno da madri coprono il ruolo di Marta, mentre i due figli coprono quello di Maria. Avranno a disposizione un ambiente appartato, nel quale a ciascuno sarà riservata una cella dove pregare e riposare”, e poi continua con i dettagli pratici della giornata.

 

L’eremo (o romitorio) francescano è una fraternità, all’interno della quale vi è un’alternanza di ruoli in funzione della vita contemplativa, ispirata al brano evangelico di Marta e Maria nel suo testo e nel suo contesto. Il contesto, se vogliamo è lo stesso versetto di Mt (6, 33) citato più avanti nella regola, e cioè che i frati “…prima di tutto cerchino il Regno di Dio e la sua giustizia”, ma viene reso ancora più esplicito dal cammino di Gesù verso Gerusalemme, che offrendosi in sacrificio obbediente al Padre, renderà possibile adorarlo in “spirito e verità”. Questa adorazione, che è “l’unica cosa necessaria”, la “parte migliore”, permette di unire l’amore di Dio con l’amore del prossimo, perché i fratelli “siano una cosa sola”. Inoltre, questa adorazione permette quella comunione della fraternità della Chiesa e nella Chiesa, Corpo Mistico di Cristo. Allora adorare in “spirito e verità” vuol dire avere un solo respiro con quello della Chiesa, poiché lo Spirito Santo permette la nostra partecipazione a quelle nozze permanenti tra Cristo e la Chiesa sua Sposa. Francesco ha voluto che anche la vita eremitica fosse (e sia) vissuta in fraternità, proprio perché ad immagine di questa corrispondenza d’amore ecclesiale, lo stesso amore ricevuto dal Buon Samaritano, lo stesso amore ricevuto dal lebbroso, abbracciato da Francesco.

 

Padre Fabrizio Congiu