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Essere in Grazia

 

 

Parlare della Pasqua e parlare del sacramento della Riconciliazione, va di pari passo. Non tanto, come purtroppo si potrebbe pensare, perché “ci si deve confessare almeno una volta all’anno” e magari per Pasqua, bensì perché questo sacramento è radicato nella morte e risurrezione di Cristo. Spesso si sente dire che per poter accedere al sacramento dell’Eucarestia, occorre essere in Grazia di Dio, ma effettivamente, cosa vuol dire essere in Grazia di Dio? Occorre ricordare quanto è stato celebrato il giorno del nostro Battesimo, o quello dei nostri figli. “Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova (Rm 6,3-4; Col 2,12)”.

 

Con il Battesimo siamo stati “rivestiti di Cristo”, siamo “tempio dello Spirito Santo”, ma il dono di Grazia ricevuto nel Battesimo, che ha cancellato il nostro peccato originale, non ha cancellato la nostra inclinazione al peccato, cioè la nostra debolezza, la nostra fragilità. Combattere, con l’aiuto di Dio, questa fragilità, per poter diventare santi ad immagine di Gesù Cristo, è il fondamento del nostro cammino di conversione. La conversione che Gesù ci chiede nei Vangeli, è quella del cuore. Questo cuore, che è il simbolo di tutta la nostra vita interiore, col trascorrere della quotidianità, si appesantisce, facendo sfumare, lentamente o meno a seconda della gravità dei nostri peccati, quel dono di Grazia che abbiamo ricevuto nel Battesimo. “Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente” (CCC 1440).

 

Il sacramento della Riconciliazione ristabilisce pienamente questa comunione con Dio interrottasi con il peccato che, essendo una rottura della comunione con Lui, può identificarsi anche con l’affievolirsi del rapporto intimo che si ha, o si dovrebbe avere, con Lui. Un’amicizia, d’altronde, si può interrompere o per un fatto grave, o per un affievolimento dei rapporti con l’altra persona: un’amicizia va coltivata, giorno dopo giorno, con sacrificio, con verità, con dolcezza. E così è nell’amicizia con Dio. Nel momento in cui il sacerdote ci dona l’assoluzione, sta distruggendo, come la risurrezione ha distrutto la morte, tutte quelle piccole o grandi incomprensioni, che sono occorse nella nostra amicizia con Dio. Ecco perché, tra l’altro, occorre accostarsi di frequente a questo sacramento. Due amici veri, si confrontano spesso, anche se talvolta con gesti semplici, ma di grande intesa. Allora, per essere in Grazia di Dio, occorre prima di tutto far sì che ci sia un rapporto di vera amicizia con Dio, perché anche in questo possiamo vivere la Pasqua, anche come passaggio dal peccato alla Grazia.

 

 

Padre Fabrizio Congiu