Sei qui: Home La Fede eroica
header11.jpg

La Fede Eroica

LA FEDE EROICA

Il Battesimo porta nell’uomo la grazia della divina figliolanza e i principi attivi della vita soprannaturale, che sono le virtù teologali della fede, della speranza e della carità. La fede ne è il principio e il fondamento. Occorre una fede consapevole e matura, cioè personalizzata, ma a questo si giunge con lo studio, con la riflessione, con la meditazione; soprattutto con la preghiera e la bontà della vita. “Senza la fede è impossibile essergli grato” (Ebrei 11,6). Alla vita soprannaturale non si accede che per la porta della fede, che occorre viva, palpitante, franca, audace e risoluta. Essa è la luce appunto perché ogni cosa, e massimamente della vita umana, deve indicare il senso, il valore e il fine.

Fra Nicola intuì ed avvertì che la fede è il fondamento della santità. E poiché santo ci volle diventare a tutti i costi, non poté non vivere di fede. Sovente la Sacra Scrittura chiama “giustizia” la santità e per questo proclama: “Il giusto vivrà per la sua fede” (Ab 2,4). Ecco la “giustizia” o santità di fra Nicola: vivere di fede più che di pane. Vivere significa praticare: non vuol dire soltanto accettare, ma anche fidarsi e affidarsi. Fra Nicola si fidò di Dio e gli si affidò. Proprio alla maniera di S. Paolo: “So a chi ho creduto” (2 Tm. 1,12). Fare la verità: ecco tutto.

Sul punto, unanimi sono le testimonianze di quanti conobbero da vicino fra Nicola.

Padre Federico Baldessari da Baselga, a proposito della fede del cappuccini di Gesturi accerta:

Arguisco che fra Nicola visse più di fede che di ragione, perché era sempre assorto e se aveva un po’ di tempo lo passava in coro a pregare… il modo di comportarsi, di parlare e di pregare, manifestavano una viva fede”.

Domenico avv. Olla dichiara che ha sempre notato nel Servo di Dio una “continua e costante fede”.

Poi aggiunge:

Quello che mi colpiva era questo senso di fare le cose solo in vista di Dio, non curandosi se fossero presenti o assenti i confratelli o i fedeli… Era distinto nella sua vita virtuosa, ma dall’esperienza dei contatti che ho avuto con lui, ho potuto rilevare che l’aspetto soprannaturale, la preghiera e le cose di Dio avevano in lui una priorità assoluta”.

Un altro confratello, fra Serafino Melis da Guasila, a sua volta asserisce:

Il Servo di Dio rivelava una fede fuori del comune. Dai suoi atteggiamenti vissuti in spirito di fede noi tutti, suoi confratelli, ne deducevamo che era un uomo di Dio. In ogni occasione raccomandava di affidarsi al Signore… La gente, come anche noi suoi confratelli, percepivamo da tutto il suo atteggiamento, la sua fede. Pur non avendo studiato teologia conosceva bene il modo d’essere e di operare secondo Dio”.

Fra Lorenzo Pinna da Sardara dichiara:

Sono vissuto accanto al Servo di Dio per molti anni e ho sempre osservato e seguito il suo comportamento. Ho potuto così constatare che una fede profonda animava le sue parole e le sue azioni, una fede che si è raffinata sempre più nel corso degli anni in un totale distacco dalle cose terrene e in una ricerca sempre più interiore di Dio”.

Padre Bonaventura Margiani da Mogoro, ex Provinciale, dichiara:

… era costantemente attento nel piacere a Dio, a cercare Lui solo, come appariva dal suo sereno ed equilibrato estraniarsi, dal mondo e dalle cose umane. E’ fuori dubbio che Egli non cercava mai se stesso, ma solo e sempre il volere divino. Perciò non rifiutava nulla a Dio, non accettava compromessi contro le ispirazioni e in tutto tendeva alla perfezione religiosa, e alla santità. La realtà della fede e quindi gli impegni con Dio e per l’anima erano l’unica motivazione di tutta la vita del Servo di Dio”.

Uomo di fede, fra Nicola viveva abitualmente alla presenza di Dio, in una continua ricerca di Lui. Venerava con somma delicatezza il Vangelo, ne studiava il contenuto e ne citava delle frasi quando si presentava l’occasione. Fra Nicola aveva una fede ferma e cosciente, un’adesione assoluta al magistero della Chiesa. Per lui, al di fuori della parola della parola della Chiesa e del Papa, nessuna idea sicura vi poteva essere in materia di fede… Questa fermissima convinzione delle verità rivelate e presentate dalla Chiesa in lui era tale, che traspariva da ogni atto, da ogni parola.

L’impressione che tutti avevano di fra Nicola come “l’uomo pieno di fede”, che “vive di fede” era frutto del suo continuo pregare.

Il Padre Filippo Pili, Commissario Provinciale, nella sua lettera circolare “In memoria di Fra Nicola da Gesturi Cappuccino” scritta in occasione della morte del santo confratello, scriveva:

Religioso d’orazione, sembrava saturo di preghiera. Pregava sempre, e alla preghiera, in ogni cosa, esortava chiunque a lui si rivolgeva… A lui ben si addicono le parole di Fr. Tomaso da Celano per il Serafico Padre: “Totus non tam orans, quam oratio factus”“.

Se fra Nicola non si trovava in cella, era facile trovarlo in Chiesa. La domenica poi la trascorreva interamente in chiesa, in ginocchio, pregando e leggendo qualche libro devoto.

I testi concordano nel sottolineare questa vita di preghiera del cappuccino, in tutto l’arco della vita.

Il confratello Padre Maurizio Deidda da Senis così afferma:

Il comportamento abituale del Servo di Dio soprattutto il suo spirito di preghiera, testimoniavano che egli viveva in Dio e per Dio… Anche le poche parole che egli diceva costituivano sempre un’esortazione e un richiamo alla fede e alla speranza in Dio… il Servo di Dio è vissuto in continuo rapporto d’intimità col Signore e la sua vita fu una continua preghiera”.

Un terziario francescano, Salvatore Cara dichiara:

Per quanto riguarda la testimonianza delle opere, posso dire che tutta la sua vita è stata un’espressione veramente straordinaria di una fede intensamente vissuta. Notavo ciò in modo particolare nella sua preghiera, quasi ininterrotta, e nella quale mi dava l’impressione che si trasfigurasse, come se fosse in estasi.

Dallo spirito di preghiera del Servo di Dio posso dedurre che egli vivesse abitualmente nel timore figliale di Dio… la preghiera, l’adorazione e la contemplazione dei divini misteri, ebbero nel Servo di Dio un primato assoluto perché egli era assorto sempre in Dio, anche quando lavorava”.

Altro terziario francescano, il prof. Montaldo Sergio dichiara:

… il Servo di Dio, nella sua vita religiosa, ha dato una vivissima testimonianza di fede, soprattutto attraverso la preghiera. Si può dire che egli pregava sempre, nel senso più vero della parola, ed era talmente assorto in Dio che non si accorgeva di quello che succedeva intorno a lui. Non aveva preoccupazioni di nessun genere se non la ricerca di Dio”.

Parlando della fede eroica del servo di Dio fra Nicola da Gesturi è doveroso soffermarsi su un aspetto particolare della sua pietà: l’Eucarestia. Non solo nutrì la sua anima con l’Eucarestia, non solo incentrò la sua pietà nell’adorazione del Santissimo Sacramento, ma se avesse potuto, avrebbe dormito dentro il Tabernacolo. Tutti i testi sono concordi nell’affermare che Fra Nicola, quelli del periodo quando ancora non era entrato in Convento, era assiduo alla Santa Messa e alla Santa Comunione; così i testi che lo hanno conosciuto da religioso testimoniano che non passò giorno senza che ricevesse Gesù e che prima di avviarsi alla questua e così al ritorno passava da Gesù Sacramentato. Alla gente che gli chiedeva consigli rispondeva di andare alla Messa, di confessarsi e comunicarsi.

Ecco alcune testimonianze tra le più significative.

Fra Lorenzo Pinna da Sardara afferma:

… fra Nicola serviva tutte le messe che poteva o almeno vi assisteva, sia di giorno feriale, sia di domenica; seguiva la celebrazione con profonda devozione. La sua pietà verso la SS.ma Eucarestia fu intensa e straordinaria e si manifestava in mille modi. Passava lunghe ore in preghiera, in ginocchio, davanti al SS.mo Sacramento, rimaneva in Chiesa fino a tarda notte e la mattina, si alzava prima degli altri, verso le quattro, per pregare e per preparare la Chiesa alla celebrazione… Questo lo faceva di sua spontanea volontà, col permesso del Superiore, pur non essendo sacrestano.

Quando io ero appena entrato in convento, nel 1936, mi colpì un particolare: osservavo che egli rimaneva immobile in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, mentre nuvoli di zanzare gli ronzavano intorno e lo pungevano continuamente senza che lui desse segno di accorgersene.

Un altro particolare mi aveva colpito: quando ascoltava la Santa Messa Conventuale – negli ultimi anni della vita – al momento dell’elevazione, si levava dal suo posto e si portava ad un finestrino laterale in vista dell’altare e seguiva quasi estatico tutti i momenti della consacrazione e dell’ elevazione; poi tornava al suo posto”.

Il sacerdote Glauco Pili racconta:

“Il Servo di Dio ascoltava tutti i giorni con grande devozione la S. Messa accostandosi alla S. Comunione, la domenica e i giorni di precetto assisteva a tutte le Messe che venivano celebrate nella nostra Chiesa. Ricordo il disagio di una volta quando, dovendo posare per una pittrice, proprio di domenica, si vide costretto a saltare qualche Messa. Rendendosi conto del prolungarsi dell’operazione (durò circa tre ore) a un certo punto chiese se per caso non esistesse qualche < macchinetta > che aiutasse ad agire con più celerità”.

Parlando d’Eucarestia non si può scinderla dal sacerdozio. Fede e sacerdozio sono inseparabili e il sacerdozio occupa nel cristianesimo il posto che la fede occupa tra le virtù. Anche Eucarestia e sacerdozio sono inseparabili. Fra Nicola, uomo di fede in Dio e in Cristo, da essa traeva altrettanta venerazione per il Sacerdote. Ne era convinto e agiva di conseguenza: appunto perché il sacerdote rappresenta Cristo, Sommo Sacerdote offerente e vittima offerta, fra Nicola ne aveva un assai alto concetto. Riveriva allo stesso modo i sacerdoti anziani e i giovani appena ordinati. Interveniva sempre a stroncare i pettegolezzi, le chiacchiere e le mormorazioni verso i sacerdoti. Per una donna di Ierzu che gli confidava per lettera d’essere troppo scandalizzata del comportamento dei sacerdoti, fra Nicola rispose:“… Ammiro la generosità sua col beato Ignazio, ma imitiamo più di tutto la carità coi sacerdoti e come diceva S. Francesco: “Non voglio in essi considerare peccato perché riguardo in essi il Figlio di Dio””.

I testi sono concordi nell’affermare questo aspetto di fede verso i sacerdoti.

Il confratello Padre Eugenio Serra da Iglesias così depone:

… ogni volta che capitava che qualche sacerdote venisse da fuori, e questo accadeva spesso, fra Nicola incontrandolo lo salutava inginocchiandosi e baciandogli la mano. Tutto questo egli faceva mosso unicamente da spirito di fede e dalla considerazione della dignità del sacerdote”.

Padre Filippo Pili, afferma:

Certamente fra Nicola non ha avuto rapporti col Sommo Pontefice e pochi ne ha avuto con qualche Vescovo. Mai si è sentita sulla sua bocca una parola irriguardosa verso di loro o il loro magistero. Per i Sacerdoti aveva una grandissima venerazione; giustificava la sua modestia e semplicità nel vestito e in tutto il trattamento della sua persona dicendo che non voleva essere scambiato per un sacerdote e quindi considerato come tale, questo affermava per un sentimento d’umiltà e per un atto di rispetto ai ministri di Dio”.

DEVOZIONE ALLA MADRE DI DIO

Quello Francescano è stato un Ordine di giullari di Maria. Tale il padre – è il caso di dire – tali i figli. Maria, nella vita di Francesco, è un canto. Anche fra Nicola nutrì per la Vergine Maria, specialmente sotto il titolo d’Immacolata, affetto e devozione di figlio. Scelse il giorno dell’Immacolata Concezione (8 dicembre 1896) per la prima Comunione. Nel recarsi in campagna, salutava le persone incontrate con un “Ave Maria”. A 28 anni promise di onorare la Madonna col digiunare in pane e acqua di sabato. Da religioso, al Rosario quotidiano univa le Sette Allegrezze e, potendo, anche il piccolo Ufficio della Madonna. Alle feste liturgiche della Vergine si preparava con particolari mortificazioni.

I suoi scritti sono infiorati di frasi che onorano Maria, come il Tota Pulchra, le Antifone mariane e le preghiere composte da Pio XII in onore della Madonna. Lui se le ricopiava.

Dovunque lo cogliesse la campana dell’Angelus, l'uomo di Dio s’inginocchiava e lo recitava. Quando sentiva parlare di Maria, alzava lo sguardo al cielo e gli occhi brillavano di devote lacrime, ch’egli nascondeva coprendo il volto con le mani. Amava lui la Mamma del cielo, la desiderava amata da tutti non si stancava d’inculcarne la devozione.

Don Ettore Zicchina, sacerdote, attesta:

Secondo me la devozione alla Vergine aveva nella sua vita il posto preminente dopo la devozione all’Eucarestia, devozione che mostrava con la recita continua del rosario, con l’esortazione ad aver fiducia nella sua materna protezione”.

Il confratello fra Lorenzo Pinna da Sardara dichiara:

La sua devozione alla Madonna era molto sentita e profonda. Lo trovavo spesso in preghiera davanti al simulacro della Madonna della Consolazione (che secondo la tradizione aveva parlato a S. Ignazio da Làconi): puntualissimo all’Angelus lo recitava sempre in ginocchio in qualunque luogo si trovasse; durante la questua e nei viaggi teneva sempre il Rosario in mano, che era la sua preghiera abituale, partecipava con devozione al mese mariano e a tutte le novene in onore della Madonna. A chi si raccomandava alle sue preghiere rivolgeva l’invito a pregare la Madonna e ad avere fiducia in Lei, e in genere consigliava sempre la devozione alla Madonna., Soprattutto nel mese di maggio, raccoglieva e trascriveva in piccoli foglietti, pensieri sulla Vergine Santa… “.

Nel 1956 fra Nicola è pellegrino al Santuario di Loreto. Una permanenza di pochi giorni, vissuta in continua preghiera nella Santa Casa.

Una mattina, accompagnato dal suo superiore di Cagliari, si reca al monastero delle Carmelitane Scalze, le quali avevano manifestato il desiderio di conoscerlo. Dopo la celebrazione della Messa, nel parlatorio rivolse alcune parole alle suore, poi alla superiore che gli chiede se era la prima volta che si trovava a Loreto in visita alla Madonna, risponde di sì, sperava che la seconda volta andasse a trovarla nella sua casa celeste.