Sei qui: Home Fra Nazareno
haederproflucacarbonia.jpg

Esemplarità

L'esemplarita'della vita di Fra Nazareno

Mons. Ottorino Pietro Alberti, Arcivescovo di Cagliari

Questo nostro incontro nella comune fede cristiana si svolge con serena mestizia: l'occhio della mente, illuminato dalla potenza di Dio, vede la vita che continua oltre la soglia della morte; l'affetto per una persona a noi tutti carissima è turbato per il distacco, pur sempre doloroso anche se previsto. Vince comunque la fede, e nel semplice segno del cero pasquale, risplendente accanto alla bara a simboleggiare la vittoria della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, di Cristo su ogni potenza mondana, troviamo un «indicatore» per questo nostro incontro di preghiera.

Il nostro caro Fra Nazareno ha ormai raggiunto il termine del suo cammino di fede, ha varcato la soglia del Regno di Dio, fa già parte della comunità degli eletti che, come dice l'apostolo Paolo, hanno disfatto la tenda del loro pellegrinaggio terreno e sono giunti nella casa del Padre. Sono pensieri gaudiosi, questi, che non consentono le afflizioni, proprie di chi non ha speranza: «Noi crediamo, infatti, che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti Dio li radunerà, per mezzo di Gesù, insieme con lui» (1Tess 4,14).

Tutto il popolo delle beatitudini, quelle che ora abbiamo solennemente pro clamato in questa nostra assemblea eucaristica, viene radunato da Dio per la potenza di Gesù Cristo che è primizia di un popolo di morti chiamato a risurrezione. «Beati i poveri..., i miti..., i pacifici..., i misericordiosi...: cioè tutti coloro che han no alimentato la speranza tra gli uomini, come dice San Basilio: «abbiamo già le primizie di quella vita divina, ci troviamo già in essa e viviamo ormai del tutto nella grazia e nel dono di Dio».

Anche il nostro Fra Nazareno è passato tra noi come segno di speranza. Era un credente, che ha esercitato con grande dignità il suo ministero di orante e di consolatore degli afflitti in mezzo al popolo di Dio; un credente dalla fede robu sta, lineare, coerente, senza inutili ostentazioni, nel silenzio! Una fede, la sua, che non lo ha estraniato dalle vicende terrene, ma che gli ha fornito l'ottimismo, la fiducia negli uomini, il coraggio per continuare giorno per giorno un servizio ai fratelli, che ha tutte le caratteristiche di una testimonianza eroica di amore a Dio e al prossimo. Tutti, infatti, lo ricordiamo con commossa gratitudine per l’incoraggiamento che dava ad andare avanti, a non stancarci, a ricominciare daccapo. Una fede, la sua, che gli faceva ripetere sempre, ma soprattutto nella lunga vigilia della malattia, il suo «fiat», con amorosa adesione alla volontà di Dio, senza dram matizzare, ma preparandosi con molta serenità alla venuta di sorella morte.

In una parola, tutta la sua vita è stata una limpida, meravigliosa e sublime testimonianza di fede, in appassionato amore a Dio e ai fratelli.

Non è questo il momento di fare il suo elogio perché ci saranno, sicuramen te, altre occasioni per illustrare la sua vita e per dire chi veramente sia stato Fra Nazareno; tuttavia, non posso non riflettere insieme a voi sulla vicenda terrena di quest’uomo che da appena due giorni ha concluso la sua giornata terrena tra un compianto e un concorso di popolo davvero straordinario. Chi era, chi è stato Fra Nazareno, da suscitare un tale cordoglio? Un cappuccino, anzi un frate laico cappuccino. Eppure, se dire frate cappuccino è lo stesso che dire un uomo che per chiamata divina si è reso piccolo tra i piccoli, proponendosi di dividere la propria esistenza tra la preghiera, la contemplazione e la condivisione, in spirito di autentica carità, con la vita dei più poveri e derelitti, dire «frate laico», per propria scel ta e vocazione, equivale a dire il massimo immaginabile di umiltà nella condizione di religioso che si pone come modello da seguire il Santo che, nell’umiltà e nel nascondimento, oltreché nella più radicale povertà, ha indicato la via da seguire da chiunque si volesse mettere alla sequela di Gesù: San Francesco d'Assisi. Dunque, un fedele figlio di S. Francesco, questo è stato senza ombra di dubbio Fra Nazareno. Ma non basta. Di francescani fedeli, i conventi cappuccini ne hanno conosciuti e tuttora ne conoscono molti nella loro plurisecolare storia, ma non per questo alla loro morte è corsa la voce che era morto un autentico «uomo di Dio», con l'accorrere da ogni dove delle folle che misteriosamente e in modo impressionante contrassegna la morte di Fra Nazareno e di cui siamo qui tutti testimoni oculari. Segno che il nostro fratello ha risposto alla propria chiamata divina, alla santità, in un modo davvero non ordinario ed evidente a quanti abbiano avuto la ventura di avvicinarlo e di godere del suo amore fraterno e paterno, della sua incomparabile carità.

Eppure, una domanda s'impone: qual è il segreto di tanta popolarità? dell'accorrere da tante parti della Sardegna di folle che hanno voluto vedere per l'ultima volta il volto amabile dell'umile fraticello, toccare le sue spoglie mortali, partecipare a un rito che, più che funebre, ci appare come un tributo di lode, di ringraziamento e, perché no, di gloria?

La prima e più vera risposta non può essere che questa: perché il popolo di Dio ha riconosciuto l'esemplarità della vita di Fra Narazeno. Non sono i fatti prodigiosi che alla sua intercessione presso Dio si attribuiscono. Solo il supremo Magistero della Chiesa dovrà dare il suo giudizio su ciò; a noi è permesso leggere, per quanto ci è possibile, la vita di quest'uomo di Dio, ma tanto ci basta per giustificare i sentimenti di ammirazione che per lui nutriamo.

Il segreto della sua singolare fama è legato essenzialmente all'esemplarità della sua conformazione a Cristo, raggiunta e vissuta nell'ardente incessante preghiera e nell'eccezionale spirito di sacrificio, il che è lo stesso che dire amore a Dio e amore ai fratelli. Dedicava molto del suo tempo all'orazione. Dicono coloro che gli sono stati sempre vicini che si alzava nel pieno della notte e restava in ginocchio a pregare fino a giorno inoltrato e quando gli si faceva osservare che ciò era pericoloso per la sua cagionevole salute, era solito rispondere che in ginocchio pregava meglio. Ed era dalla preghiera che traeva la forza per un servizio ai fratelli che a lui accorrevano per trovare conforto, speranza e fiducia nella vita.

Nel vuoto allucinante di ideali che caratterizza la società contemporanea, appare provvidenziale riproporre l'esempio lasciatoci da Fra Nazareno, il quale, unicamente sostenuto dall'amore di Dio e illuminato da quella sapienza che il Signore concede ai «bambini» e nega ai superbi, ci ha lasciato un messaggio di palpitante attualità che può e deve essere accolto per poter riscoprire i valori veri della vita che vengono affidati a una testimonianza appassionata di rettitudine morale e autenticamente evangelica.

La sua fede è stata il motivo ispiratore di tutta la sua esistenza e la prima ragione della sua grandezza.

La «beatitudine» di Fra Nazareno è quella propria di «coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica», e questo impegno dobbiamo far nostro se vogliamo far tesoro dell'insegnamento che Fra Nazareno ci offre e se vogliamo davvero esprimergli la nostra riconoscenza per il bene che ha sparso in mezzo a noi.