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Francesco d'Assisi e i nemici




Come faccio ad amare il mio prossimo del quale conosco tutto oppure niente, forse soprattutto i peccati? Si tratta di un percorso non naturale, una situazione che mi obbliga  a fare un movimento contro la mia logica razionale, uno sforzo che a volte può anche costare la salute fisica. Una cosa è certa, non è facile. Lo vorrei fare perché è il Signore stesso che me lo chiede: Ama il prossimo tuo come te stesso, amate i vostri nemici, se amate quelli che vi amano che merito ne avreste? Ma nel momento in cui mi trovo davanti la difficoltà concreta di dover amare il mio prossimo che mi è ostile, mi sembra di trovarmi davanti un muro insormontabile. Cosa c’è che non va’? Prima di tutto il fatto che non lo amo, non gli voglio bene, e questo fa sì che il suo peccato ancora mi scandalizza. Cioè il suo peccato crea nel mio cuore un giudizio: non è degno di essere amato da me. Ma questo giudizio, non solo sottintende che io mi ritengo meglio di lui, ma sottintende anche che io non sono fermo a riflettere sui miei peccati, ma su quelli degli altri, su quelli di mio fratello. Il peccato del mio prossimo mi scandalizza, mi divide, crea una separazione tra me e lui, ma anche una separazione in me stesso. Una separazione tra quella parte di me che vorrebbe amarlo e quell’altra parte di me che però lo giudica. Come si fa ad amare uno così! Senza renderci conto che noi, nel nostro peccato, siamo nella stessa situazione, anzi molto probabilmente la nostra situazione è peggiore! Occorre partire dalla propria situazione di peccatori, prendere sempre più consapevolezza che il primo a non essere coerente con sé stesso sono proprio io. Come il pubblicano in fondo al tempio, anche noi siamo chiamati a batterci il petto per chiedere al Signore pietà di noi peccatori. Forse troppo spesso ci mettiamo al prima banco a ringraziare Dio di non essere come gli altri…Francesco d’Assisi dice nella IX ammonizione: “Dice il Signore: “Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi perseguitano e vi calunniano (Mt. 5,44). Infatti, veramente ama il suo nemico colui che non si duole per l’ingiuria che quegli gli fa, ma brucia nel suo intimo, per l’amore di Dio, a motivo del peccato dell’anima di lui. E gli dimostri con le opere il suo amore”. Non basta battersi il petto e riconoscersi peccatori, occorre che contemporaneamente facciamo quel movimento verso l’altro, verso quel nostro fratello che ci è ostile: occorre amarlo! Bisogna dimostrare l’amore con le opere….e le nostre opere non devono equivalere alla crociata di conversione del nostro fratello. Siccome lo amo, lo converto, gli faccio capire come stanno le cose, dall’alto della “mia umiltà”, dall’insindacabile trono della “mia verità” gli spiego dove sta sbagliando. La conversione ci deve essere, ma prima di tutto la mia! Come non ricordare quanto dice Francesco nella Lettera ad un Ministro: “…in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa maniera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli…” (LMin, FF 235).