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Cappuccini in Sardegna

Quaresima 2016

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2016

"Misericordia io voglio e non sacrifici" (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare

1. Maria, icona di una Chiesa che evangelizza perché evangelizzata

Nella Bolla d’indizione del Giubileo ho rivolto l’invito affinché «la Quaresima di quest’anno giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio» (Misericordiae Vultus, 17). Con il richiamo all’ascolto della Parola di Dio ed all’iniziativa «24 ore per il Signore» ho voluto sottolineare il primato dell’ascolto orante della Parola, in specie quella profetica. La misericordia di Dio è infatti un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona. E’ per questo che nel tempo della Quaresima invierò i Missionari della Misericordia perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio.

 

Terza predica di Quaresima 2016. Padre Raniero Cantalamessa

Annunciare la Parola - Lo spirito santo, Principale agente dell'evangelizzazione

Continuiamo e terminiamo oggi le nostre riflessioni sulla costituzione Dei Verbum, cioè sulla Parola di Dio. L’ultima volta ho parlato della “lectio divina”, cioè della lettura personale ed edificante della Scrittura. Seguendo lo schema tracciato da san Giacomo, abbiamo distinto in essa tre operazioni successive: accogliere la Parola, meditare la Parola, mettere in pratica la Parola.

Rimane una quarta operazione da fare, sulla quale vogliamo riflettere oggi: annunciare la Parola. La Dei Verbum parla brevemente del posto privilegiato che deve avere la Parola di Dio nella predicazione della Chiesa (DV, nr. 24), ma non si occupa direttamente dell’annuncio, anche perché a questo argomento il Concilio dedica un documento a parte, l’Ad gentes divinitus, sull’attività missionaria della Chiesa.

Dopo questo testo conciliare, il discorso è stato ripreso e aggiornato dal Beato Paolo VI con la Evangelii nuntiandi, da san Giovanni Paolo II, con la Redemptoris missio, e da papa Francesco con la Evangelii gaudium. Dal punto di vista dottrinale e operativo tutto, dunque, è stato detto, e al più alto livello del magistero. Sarebbe sciocco da parte mia pensare di potervi aggiungere qualcosa. Quello che è possibile fare, in accordo con il taglio dato a queste meditazioni, è mettere in luce qualche aspetto più direttamente spirituale del problema. Per farlo, parto dalla frase spesso ripetuta del Beato Paolo VI secondo cui “lo Spirito Santo è il principale agente dell’evangelizzazione” .

 

Seconda predica di Quaresima 2016 - Padre Raniero Cantalamessa

Accogliete la Parola seminata in voi - Una riflessione sulla Costituzione dogmatica Dei Verbum

Continuiamo la nostra riflessione sui principali documenti del Vaticano II. Delle quattro “costituzioni” da esso approvate, quella sulla Parola di Dio, la Dei verbum, è l’unica, insieme con quella sulla Chiesa, la Lumen gentium, ad avere la qualifica di “dommatica”. Ciò si spiega con il fatto che con questo testo il Concilio intendeva riaffermare il dogma della ispirazione divina della Scrittura e precisare, nello stesso tempo, il suo rapporto con la tradizione. Fedele all’intento mettere in luce i risvolti più strettamente spirituali ed edificanti dei testi conciliari, mi limiterò, anche qui, ad alcune riflessioni rivolte alla pratica e alla meditazione personale.

1. Un Dio che parla
Il Dio biblico è un Dio che parla. “Parla il Signore, Dio degli dei… non sta in silenzio”, dice il salmo (Sal 50, 1-3). Dio stesso ripete infinite volte nella Bibbia: “Ascolta, popolo mio, voglio parlare” (Sal 50, 7). In ciò, la Bibbia vede la differenza più chiara con gli idoli che “hanno bocca, ma non parlano” (Sal 115, 5). Dio si è servito della parola per comunicare con le creature umane.
Ma che significato dobbiamo dare a espressioni così antropomorfiche come: “Dio disse ad Adamo”, “così parla il Signore”, “dice il Signore”, “oracolo del Signore”, e altre simili? Si tratta evidentemente di un parlare diverso dall’umano, un parlare agli orecchi del cuore. Dio parla come scrive! “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore”, dice nel profeta Geremia (Ger 31, 33).

 

Prima Predica di Quaresima 2016 - Padre Raniero Cantalamessa

1. Il Concilio Vaticano II: un affluente, non il fiume

Dopo aver dedicato le meditazioni dell’Avvento alla Lumen gentium, in questi incontri quaresimali vorrei continuare la riflessione su altri grandi documenti del Vaticano II. Credo però che sia utile fare una premessa. Il Vaticano II è un affluente, non è il fiume. Nella sua famosa opera su “Lo sviluppo della dottrina cristiana”, il beato cardinal Newman ha affermato con forza che fermare la tradizione a un punto del suo corso, fosse pure un concilio ecumenico, sarebbe farne una morta tradizione e non una “tradizione vivente”. La tradizione è come una musica. Che sarebbe di una melodia che si arrestasse su una nota, ripetendola all’infinito? Succede con un disco che si guasta e sappiamo l’effetto sgradevole che produce.
San Giovanni XXIII voleva che il concilio fosse per la Chiesa “come una novella Pentecoste”. In un punto almeno questa preghiera è stata esaudita. Dopo il concilio si è avuto un risveglio dello Spirito Santo. Questi non è più “lo sconosciuto” nella Trinità. La Chiesa ha preso una più chiara coscienza della sua presenza e della sua azione. Nell’Omelia della Messa crismale del Giovedì Santo 2012, Benedetto XVI affermava:
“Chi guarda alla storia dell’epoca post-conciliare può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibili l’inesauribile vivacità della santa Chiesa, la presenza e l’azione efficace dello Spirito Santo”.
Questo non significa che possiamo fare a meno dei testi del concilio o andare oltre di essi; significa rileggere il Concilio alla luce dei suoi stessi frutti. Il fatto che i concili ecumenici possono avere degli effetti non intesi sul momento da coloro stessi che vi presero parte, è una verità messa in luce dallo stesso cardinal Newman a proposito del Vaticano I , ma testimoniata più volte nella storia. Il concilio ecumenico di Efeso del 431, per esempio, con la definizione di Maria come Theotokos, Madre di Dio, si proponeva di affermare l’unità di persona di Cristo, non di incrementare il culto della Vergine, ma di fatto il suo frutto più evidente fu proprio quest’ultimo.