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Prudenza Eroica

PRUDENZA EROICA

La prudenza non è altro che il dono divinamente ispirato d’essere docili alle ispirazioni di Dio, quindi virtù morale e soprannaturale che inclina l’intelletto a scegliere in ogni circostanza i mezzi più adatti per ottenere i vari fini subordinandoli al fine ultimo.

Prudente è solo colui che ama, vuole il bene e agisce bene. La prudenza ha due compiti: valutare esattamente le circostanze concrete e decidere l’atto che in ogni momento la realtà esige.

Alla luce di questi principi, come risulta dalle testimonianze dei Processi, possiamo affermare che fra Nicola da Gesturi fu veramente un uomo fedele e saggio.

La praticò nel contegno, nelle parole e nelle opere.

Fra Lorenzo Pinna attesta:

A mio giudizio il Servo di Dio ha esercitato sempre la virtù della prudenza sia nelle parole che nelle opere. Credo che alla sua saggezza naturale di contadino, egli abbia aggiunto anche una prudenza ispirata da motivi soprannaturali. A questa prudenza è improntata tutta la sua vita. Il Servo di Dio manifestò la sua prudenza nella sua riservatezza per cui evitava di prendere parte a chiacchiere e pettegolezzi inutili, camminando sempre con gli occhi bassi specie nella questua, appellandosi alle regole dell’obbedienza quando qualche confratello chiedeva qualcosa, a lui dispensiere, che non era permessa dalla regola”.

Giovanni Pisanu, suo nipote:

Nel suo modo di comportarsi, sia da laico che da religioso, si dimostrava sempre moderato, equilibrato e usava parole prudenti e sagge. A chi gli chiedeva qualche consiglio rispondeva con poche parole raccomandando la preghiera e la fede in Dio”.

La signora Mura Maria afferma:

Genericamente posso dire che fra Nicola operava sempre per amor di Dio. Aggiungo che non è risultato a me o ad altri che fra Nicola fosse imprudente nel parlare, nel lavoro e nei rapporti con gli altri. Ma tutto l’insieme della vita del Servo di Dio faceva vedere in lui una persona prudente, certamente guidata da motivi soprannaturali”.

La signora Valenti Bianca ved. Faggioli:

E’ mia convinzione che il Servo di Dio fosse persona saggia e prudente. Mi induce a crederlo il suo comportamento con la gente che ebbe occasione di avvicinarlo: la sua prudenza si rivelava e nelle parole improntate a saggezza di giudizio e nel suo comportamento riservato, non indulgendo a parole più di quanto non fosse necessario”.

Il confratello Padre Benedetto Cocco da Cagliari:

… tutta la vita di fra Nicola è testimonianza della virtù soprannaturale della prudenza che illumina e guida in ogni situazione. La sua prudenza gli consentiva di essere sempre fedele e puntuale agli impegni di preghiera, di comunità e di servizio, nonostante gli impegni esterni. Il suo equilibrio era frutto di prudenza.

Altro confratello, padre Giulio Baldus da Samatzai:

“Ritengo che la virtù della prudenza fosse una delle caratteristiche fondamentali nella vita del Servo di Dio. Egli viveva la sua vita con molta serietà e impegno quindi molto attento a quanto avveniva intorno a lui per un giusto rispetto delle persone e delle circostanze. Certamente il Servo di Dio ebbe un carattere pacifico e mite almeno giudicando dall’esterno. Però ci fu in lui un lavorio per costruire, sul carattere, una virtù soprannaturale. La sua prudenza fu certamente straordinaria per la continuità, di un tratto sempre uguale con tutti e in qualsiasi circostanza… appare sempre la prudenza di fra Nicola attento ad evitare parole di commento, suo o di altri, per i fatti o le persone”.

La prudenza del cappuccino fu sempre guidata da fini superiori. Non ebbe nulla in comune con l’astuzia e la furbizia perché si accoppiò sempre alla semplicità.

Il confratello Padre Paolo Bertelli da Iglesias, attesta:

“… Fra Nicola agiva con semplicità, senza particolari propositi da aggiungere se non quello di fare la volontà di Dio. A me ha sempre dato l’impressione che fosse una persona intelligente, semplice, non “bonaccione” o “furbacchione”, però, credo che le sue intenzioni nell’agire fossero sempre guidate da principi soprannaturali”.

Don Ettore Zicchina, dicchiara:

La prudenza che guidava fra Nicola era soprannaturale… tutta la sua vita, per me, era improntata alla prudenza per motivi spirituali e non per furbizia umana”.

A motivo di questa prudenza ed esperienza guidata sempre dall’alto, fra Nicola divenne un ottimo consigliere.

Ecco alcune testimonianze.

Padre Federico Baldessari da Baselga:

Si è sempre mostrato uomo molto prudente e i suoi consigli erano sempre improntati a massime evangeliche. Essendo superiore, e per di più forestiero, mi sembrava che certi comportamenti dei Religiosi non fossero secondo il nostro ideale e mi lamentai un giorno di questa situazione con Fra Nicola, il quale mi rispose tosto: “Padre, ricordi che portiamo le conseguenze del peccato originale”.

Altro confratello, padre Eusebio Cirronis da Mogoro:

… un giorno, dopo cena, mentre fra Nicola si apprestava a sparecchiare la mensa del Padre Commissario Provinciale, questi gli disse: “Avete visto? Abbiamo chiuso oggi una lunga e impegnativa congregazione definitoriale per tante questioni importanti della Provincia, fra le quali (e qui usò il tono scherzoso), quella dei così detti “perpetuini” e voi siete uno di questi perché da molto tempo state in questo convento. Perciò, preparatevi…”. Al che fra Nicola, sorridente, rispose: “Padre, sì. Però San Paolo dice (riportando in latino la frase): “Non habemus hic manentem civitatem, sed aliam inquirimus”.

GIUSTIZIA EROICA

La giustizia come virtù cristiana sta completamente al servizio delle virtù teologali, soprattutto della carità. Come virtù cardinale, la giustizia, secondo la definizione di S. Tommaso è: “la ferma e costante volontà di dare a ciascuno il suo”. Dare a ciascuno il suo ed essere giusti, sono sinonimi.

“Dare a ciascuno il suo” non significa però, dare a ciascuno esattamente la stessa cosa. L’uguaglianza è proporzionata sia alla dignità che ai mezzi di ciascuno.

San Paolo, nella sua prima lettera ai Corinti (1 Co 12,12-26) insiste su questa diversità di doni e di compiti, di diritti e di doveri, portando come esempio il corpo umano che è uno pur con la diversità delle sue membra e funzioni.

La giustizia che vive dell’amore gratuito di Dio, misura tutto con l’amore e dona più di quello che è strettamente dovuto.

Fra Nicola esercitò in modo eccellente anche la virtù della giustizia verso il prossimo.

VERSO DIO

Essere giusti con Dio vuol dire dare a Lui, buona visione di fede, tutto quello che siamo e abbiamo, perché tutto è suo dono.

Fra Nicola fu giusto con Dio, perché fece Lui il centro e la ragione della propria vita, servendolo e amandolo sopra tutte le creature.

Ecco quello che hanno detto i testi.

Padre Giulio Baldus da Samatzai:

… il Servo Dio fu veramente uomo giusto nel senso biblico, perché fu fedele nel dare a Dio e ai fratelli quanto doveva dare. Certamente fra Nicola aveva il concetto della gloria dovuta a Dio e abitualmente orientava tutta la sua vita a Dio per onorarlo e amarlo; si trattò di un impegno costante che mantenne fino alla morte. In particolare Egli fu sempre fedele ai Comandamenti di Dio, alle leggi della Chiesa e ai doveri del proprio stato”.

Padre Maurizio Deidda da Senis:

Certamente il Servo di Dio si è dimostrato zelante per l’onore e la gloria di Dio. Per me ne costituisce segno tangibile il suo spirito di preghiera, il suo raccoglimento, l’esser sempre presente a se stesso nelle azioni, attraverso le quali si concretizza il suo abituale rapporto col Signore… posso testimoniare della sua fedeltà ai Comandamenti divini, alle leggi della Chiesa e ai doveri del proprio stato”.

La signora Ghiani Dolores ved. Alziator:

Non avendo conosciuto l’intimo del Servo di Dio, poco o nulla posso dire al riguardo, se non sulla mia convinzione personale che non c’era allora uomo che desse a Dio l’onore e la gloria e l’amore dovuto più di lui. Umilmente devo riconoscere che dinanzi a lui mi sentivo a disagio per il mio poco zelo. Sono d’accordo con mio marito il quale ha scritto che fra Nicola “si preparava ogni giorno all’incontro con l’eterno” e “che il nostro vivere, di fronte al Servo di Dio, appariva vuoto e senza senso perché egli rendeva visibile e attuabile la santità”.

Padre Filippo Pili:

La vita del Servo di Dio era molto semplice, ridotta alla fedeltà nella vita cristiana e religiosa e in questa semplicità non è possibile fare distinzione o categorie di virtù; perciò rispondo che nella sua fedeltà egli ha dato a Dio e agli uomini quanto dovuto secondo la sua coscienza e capacità”.

L’On. Cara Salvatore, terziario francescano:

“Tutta la sua vita religiosa è stata una dimostrazione del suo amore verso Dio, amore che dimostrava in un atteggiamento di continua preghiera e raccoglimento. A mio giudizio posso testimoniare che la fedeltà ai Comandamenti di Dio, alle leggi della Chiesa e ai doveri del proprio stato fu esercitata al massimo grado”.

Giovanni Pisanu, il nipote:

Con Dio era giusto nei sentimenti che esprimeva a parole e con tutto il suo atteggiamento esteriore, tanto da riscuotere simpatia e apprezzamento benevolo da parte di tutti”.

Padre Ilario Melis da Quartu S. Elena:

Nei riguardi del culto dovuto a Dio per quel che egli poteva fare, fu sempre pronto a dimostrare zelo nel servizio all’altare. Escludo che abbia mancato qualche volta ai doveri del proprio stato: era religioso che osservava le regole nei minimi particolari e tutto quanto riguardava la legge di Dio e della Chiesa era per lui preoccupazione costante osservarlo”.

VERSO IL PROSSIMO

Fra Nicola non si è mai permesso di agire diversamente da ciò che gli era imposto; grato al prossimo per favori e la benevolenza che riceveva, fu veritiero e onesto con tutti, aborrendo, in ogni circostanza della vita, ogni sorta di menzogna, ipocrisia e insincerità. E’ quello che i testi hanno affermato nei Processi.

Il confratello fra Serafino Melis da Guasila:

Il Servo di Dio si dimostrava alieno ad ogni doppiezza e insincerità. Agiva e parlava con chiarezza e semplicità delle cose di Dio e si dimostrava sempre sensibile alla tutela dei diritti degli altri. I suoi interventi erano improntati all’equilibrio, tanto da essere riconosciuti dagli altri come risolutivi d’ogni questione”.

Il confratello Padre Giulio Baldus da Samatzai:

Il Servo di Dio non era capace di doppiezza e ipocrisia: la sua vita era trasparente come appariva dalle sue poche parole e dalla modestia dei suoi occhi limpidi. Io trovai il Servo di Dio sincero e giusto con tutti senza partigianerie; rispettoso e semmai pronto ad evitare inutili discussioni. Ricordo che nella nostra Comunità un Confratello fu oggetto di giudizio per il suo atteggiamento di pseudo-misticismo in quanto voleva far credere di avere le stimmate. Occasionalmente richiamato in merito, fra Nicola disse semplicemente: “Queste cose possono avvenire in tanti modi, o per dono di Dio, o perché uno le procura con un temperino”. In questo modo evitò una condanna senza dare un’approvazione”.

Il confratello Padre Mariano Pinna da S. Vero Milis:

Per quanto riguarda in modo particolare i rapporti con i confratelli si sforzava di essere rispettosissimo. Ricordo che un giorno venne a trovarsi di passaggio, nel corridoio del convento, mentre due confratelli discutevano animatamente e con violenza, attribuendosi colpe a vicenda, non so per quale motivo. Il Servo di Dio vedendoli e sentendoli mentre passava, senza neppure fermarsi ebbe a dire, sollevando gli occhi in alto: “E’ tutta colpa del diavolo”. Aggiungo che fra Nicola solitamente attribuiva ogni bene a Dio e tutto il male al diavolo”.

Padre Lino Barbati della Provincia di Foggia:

… Il Servo di Dio ha praticato abitualmente la giustizia verso Dio, della cui causa, si è dimostrato zelante promotore con l’esempio e con la precisione negli atti di pietà. Identico è il mio giudizio riguardo la virtù della giustizia del Servo di Dio verso il prossimo, col quale si è sempre comportato in maniera corretta, senza venire mai a compromessi, senza mai illudere e quindi, deludere nessuno”.

Don Ettore Zicchina:

Egli era alieno da ogni insincerità, aveva un animo semplice e limpido, come i suoi occhi; non ricorreva ad alcun sotterfugio nell’obbedienza. Alla sincerità assoluta egli aggiungeva il massimo rispetto nei confronti degli altri e non discuteva con alcuno per difendere se stesso o i propri diritti… Era ben attento a trattare bene, in eguale misura, tutti, e perciò nessuno aveva motivo di lamentarsi”.

Il confratello fra Lorenzo Pinna :

Il Servo di Dio fu sempre rispettoso verso il prossimo, sia verso il popolo, sia verso i confratelli. Per esempio, quando i fornitori portavano il pane, voleva che si pesasse in sua presenza, perché questo era l’ordine dei Superiori. In tempo di guerra qualcuno faceva sparire il pane dei cassetti. Fra Nicola quando scoprì il colpevole, lo allontanò con modi piuttosto energici; facendo così obbediva anche in questo caso ad un ordine dei Superiori.

Così ancora quando si effettuava la questua del mosto, egli denunziava al dazio l’esatta quantità raccolta, e non dava retta a qualche confratello che gli suggeriva di denunziare un quantitativo inferiore”.

FORTEZZA EROICA

La virtù della fortezza è la prontezza e la forza nell’affrontare qualsiasi sofferenza, anche la morte, se lo esige una giusta causa.

La fortezza deve stare al servizio dell’amore di Dio, se vuole essere una virtù perfetta. La fortezza diventa virtù solo se si mette al servizio della carità e della giustizia.

La fortezza, come virtù, ci rende pronti a sacrificare la vita del corpo per guadagnare la salute dell’anima.

Tutte le testimonianze dei Processi dimostrano che fra Nicola ha esercitato, con perseveranza, questa virtù in modo eroico.

Ecco alcune testimonianze in merito.

Padre Antonio Zicchina da Sassari:

Posso dire che egli esercitò la virtù della fortezza in un grado straordinario, perché fu sempre fedele a Dio e a tutto ciò che la vita religiosa comportava. In particolare la sua fedeltà alla questua, in città e nei paesi vicini, con qualunque tempo, in qualunque stagione, con tutti gli acciacchi e le infermità di cui soffriva, è una prova evidente della sua fortezza cristiana… Io ho seguito la sua ultima malattia fino all’ultimo e quindi ho potuto vedere che il suo spirito si conservò in piena pace di coscienza”.

Altro confratello, Padre Mariano Pinna da San Vero Milis:

Sono convinto che il Servo di Dio abbia esercitato la virtù della fortezza cristiana in modo straordinario. Per quanto riguarda le sofferenze interne non saprei cosa dire; certamente fra Nicola aveva delle sofferenze fisiche anche se non le dava a vedere… Il suo modo di comportarsi di fronte a queste sue sofferenze era quello di un’anima che volesse soffrire per amore di Dio, senza dare fastidio agli altri, né cercare i pretesti per rallentare l’esercizio della virtù né esimersi dall’adempimento dei suoi doveri di religioso…

Lo spirito da cui era animato in tutte le sue attività di religioso, compresa l’austerità, era il desiderio profondo di compiacere a Dio”.

Il confratello padre Eugenio Serra, da Iglesias:

Certamente fra Nicola fu fedele a Dio anche impegnandosi a superare le difficoltà che incontrava e che non erano poche sul piano fisico per le malattie e sul piano morale per l’impegno quotidiano della questua cui attendeva con qualunque tempo, buono o cattivo, nelle diverse stagioni, e tutto questo senza interruzione di rilievo per un giusto riposo… so che egli ha avuto prove e contrarietà nella sua vita. Ad ogni modo non ho mai visto in lui segni di risentimento, d’inquietudine o di tristezza a causa delle contrarietà. Era sempre composto e sereno”.

Padre Filippo Pili che nel Processo Informativo aveva dichiarato che fra Nicola manifestò la sua fortezza sopportando le difficoltà spirituali con l’osservanza della Regola abbracciata, che “osservata nell’interezza, come fece, esige il superamento continuo della propria volontà”, attesta al Processo Cognizionale:

Per me, il segno evidente della sua fortezza cristiana è stata la fedeltà continua e totale ai suoi impegni di preghiera e di lavoro, specialmente nella questua, e inoltre nella sua capacità di silenzio di fronte a ciò che poteva essere contrario alla natura umana”.

Padre Federico Baldessari da Baselga afferma:

La sua fortezza è dimostrata da un’osservanza rigorosa e direi quasi primitiva della vita cappuccina, della sua dedizione all’ufficio di questuante, nonostante una salute molto precaria e la malattia di un’ernia molto sviluppata. Lo ricordo quando ritornava stanco e sfinito dalla questua del pane nelle frazioni vicine – tanto che sentii il dovere di dispensarlo -. Nonostante fosse così sfinito, deposta la bisaccia, si recava in coro a pregare”.

Il confratello Padre Giulio Baldus da Samatzai:

Non si può parlare, a parer mio, di prove, amarezze o sofferenze di particolare rilievo nella vita del Servo di Dio. La sua fortezza fu la fedeltà nel quotidiano vivere per Dio senza alcun cedimento per nessun motivo”.

Padre Eusebio Cirronis da Mogoro afferma:

Egli praticò la virtù della fortezza cristiana restando fedele a Dio anche se gli costava rinunce e sacrifici… Un momento di particolare fortezza di spirito ebbe quando, durante la guerra, animava con la sua opera e con la sua parola d’incoraggiamento, tutti quelli che erano rifugiati e assistiti nel convento. Si può dire che in quel tempo i servizi indispensabili per la città completamente sfollata, furono possibili grazie all’ospitalità e al servizio dato dal nostro convento”.

L’infermiere fra Lorenzo Pinna da Sardara afferma:

Il Servo di Dio conservò sempre serenità e fortezza di spirito in tutte le avversità, e posso dire che egli non si lamentò mai dei suoi dolori. Il suo confessore, padre Raffaele da S. Giusta, mi diceva: “Molti credono che fra Nicola sia un bonaccione, e che non abbia incontrato difficoltà nella sua vita. Invece ci furono dei periodi in cui dovette lottare energicamente per restare fedele a Dio, tanto che lui stesso credeva quasi di non farcela””.

L’onorevole Salvatore Cara, terziario francescano:

La sua esistenza, come questuante, quando si recava attraverso la città in qualsiasi tempo, anche senza un adeguato nutrimento, neppure in buona salute, era la dimostrazione concreta di una gran fortezza d’animo e della volontà di accettare pazientemente tutto per fare la volontà di Dio e dei Superiori”.

La virtù della fortezza rifulse eroicamente nella sua ultima malattia.

Depone il confratello padre Maurizio Deidda da Senis, Vicario del convento in quel periodo:

In occasione della sua ultima malattia, io mi recai più volte a visitarlo in clinica; notai che fra Nicola era lo stesso di sempre e cioè sereno. Per noi era motivo d’edificazione, giacché, piuttosto che sentirci portati a fargli coraggio, come si usa, eravamo noi a prendere lezioni di coraggio e di fortezza da parte sua”.

Il confratello Padre Bonaventura Margiani da Mogoro:

Esemplare è stato il Servo di Dio nella circostanza della sua ultima malattia, specie dinanzi al dolore e ad altri condizionamenti cui non era abituato, quali ad esempio, il venire toccato dalle infermiere e il doversi togliere l’abito. Tutte cose che gli costavano, ma che ha fatto con serena, anche se sofferta, disponibilità. Ho ragione di credere che il Servo di Dio abbia perseverato sino alla fine in serenità di spirito e pace di coscienza. E inoltre che non abbia mai mancato alla virtù della fortezza”.

Il confratello padre Ilario Melis da Quartu S. Elena:

Anche nelle sofferenze dell’ultima malattia, non ebbe mai a far riferimenti particolari se non quello di un atteggiamento di pazienza, e, talvolta, si esprimeva al riguardo dicendo: “Andiamo, andiamo a fare anche in questo l’obbedienza””.

TEMPERANZA EROICA

La temperanza è l’ultima nella lista delle virtù cardinali. Non per questo è meno importante.

La virtù della temperanza riceve il suo splendore dalla prontezza, dalla dedizione, dal rispetto e da quell’amore che libera e salva.

La temperanza in quanto virtù, vive d’amore e per l’amore. Senza la temperanza non è possibile l’amore verso Dio, perciò essa ha lo stesso valore della carità. Fra Nicola durante tutto l’arco della sua vita ha esercitato la virtù della temperanza in modo eroico.

Ecco le testimonianze.

La signora Mura Maria di Gesturi afferma:

… fra Nicola era molto riservato: si privava delle cose che comunemente si accettano; quando io passavo la sera a casa della sorella, lui non partecipava alla mensa, ma si ritirava per conto suo, quando la circostanza si presentava non accettava neppure un bicchiere di vino, e se vedeva arrivare gente, si ritirava con prontezza. Occupava bene il tempo col lavoro in campagna o in casa; non restava mai senza far nulla. Era certamente parco nel riposo”.

La signora Marcia Barbara, sempre di Gesturi:

Per quanto riguarda la temperanza, mia madre diceva che, nei giorni in cui si faceva pranzo a casa, e, a mensa veniva portato qualche piatto conveniente, sia pure comune come la pasta o la carne, egli si sedeva in disparte (non a mensa), e mangiava solo un pezzo di pane, dicendo che bisognava far penitenza. Mia madre mi diceva anche che rifiutava il vino sempre per spirito di penitenza".

Il Padre Federico Baldessari da Baselga:

Credo che la sua temperanza sia stata veramente eroica sia spiritualmente che materialmente, nei riguardi della povertà, per il cibo, per le vesti e per il riposo. In quanto al vestiario, forse aveva un abito di ricambio ma l’ho sempre visto col medesimo. In quanto al cibo è mia persuasione, dopo averlo osservato a più riprese, che fra Nicola fingesse piuttosto che mangiare, tanto era parco. E credo che raccogliesse nascostamente le briciole di pane di cui si cibava. Quanto al riposo non so quanto abbia potuto riposare, perché nella sua cella non c’era letto e d’inverno si coricava su un tavolato. Nonostante le sue continue veglie era sempre pronto ai suoi doveri sia di religione che d’ufficio”.

Fra Serafino Melis:

Fu sempre moderato nel modo di mangiare e bere. Posso affermare, anzi, che si nutriva solo per vivere e far bene il suo dovere… Era scrupoloso nel praticare i digiuni e le astinenze imposte dalla Chiesa e dalle consuetudini del convento”.

Fra Igino Boi:

… Nei pasti osservavo questo particolare: mischiava in un unico piatto tutto ciò che veniva offerto nella mensa. Per me la ragione era di voler mortificare il gusto dei singoli cibi. Spesso egli rinunciava a ciò che tutti mangiavano perché voleva ridurre anche la quantità. Anche nel bere era molto moderato. Non l’ho mai visto bere fuori pasto, nemmeno acqua”.

Padre Ilario Melis:

Uniformato in tutto agli altri religiosi, mostrava la sua temperanza soprattutto nel mangiare usando del poco che egli era necessario, e lasciando il resto ai poveri, dormendo poco e sopra un tavolo, destinando il resto del tempo alla preghiera e alla meditazione, e mostrandosi sempre ilare e sereno”.

Fra Mauro Cotza:

Certamente non era goloso, ma parco nel nutrirsi; anzi per certe festività mi passava qualche pietanza, dolci o altro. Solitamente non beveva vino, si decise soltanto in seguito all’ordine espresso dal Superiore. Non dava il necessario riposo al suo corpo, ma ciò non gli impediva la puntuale osservanza degli impegni”.

Padre Bonaventura Margiani:

… era parco nel cibo, ne consumava quanto gliene occorreva per mantenersi in vita, combinava col cibo certi intrugli che causavano malavoglia a chi li vedeva, anche se lui cercava di nasconderli. Beveva poco vino e mischiato con acqua. Riposava poco, la mattina si alzava molto presto e non riposava il dopopranzo ma lo trascorreva in preghiera”.

Fra Nicola controllò efficacemente i propri sensi raggiungendo un grande equilibrio e moderazione.

Padre Antonio Zicchina:

Quando io lo conobbi lo trovai già padrone di se stesso tanto da rivelarsi di carattere mite. Non parlava mai di se stesso e cercava sempre di sviare abilmente il discorso in cui ci fosse qualche attenzione o lode per la sua persona”.

Padre Mariano Pinna:

Si presentava sempre senza alterazioni nella voce, nel viso e nelle azioni: era sempre padrone di se stesso, senza turbamenti dinanzi a qualsiasi difficoltà o avversità”.

Padre Giulio Baldus afferma:

Io ho trovato che il Servo di Dio era veramente padrone di se stesso e perciò non mi apparivano manifestazioni d’amor proprio, vanità e passione disordinata… La singolarità del Servo di Dio nella vita religiosa non fu eccesso o ostentazione, ma fedeltà piena nella scelta del meglio; per essere più povero, usava abiti che la Regola non imponeva di continuare ad usare, perché consentiva il cambio almeno ogni tre anni, per il vitto, perché rinunciava a quanto era straordinario per motivi di festa”.

Fra Nicola seppe disciplinare e mortificare anche le affezioni del cuore.

Padre Paolo Bertelli da Iglesias:

Credo che i suoi affetti fossero stabiliti in Dio. La sua singolarità era nella fedele osservanza della vita religiosa; se ciò suscitò qualche commento era perché la sua vita appariva un rimprovero a quella meno impegnata degli altri”.

Altro confratello padre Eusebio Cirronis da Mogoro:

Ritengo che egli sia riuscito a moderare i suoi affetti in modo da non avere eccessi o singolarità… Lo stile di vita di fra Nicola come appare a me, fu d’essere straordinario nella vita ordinaria”.

L’onorevole Salvatore Cara:

Sono certo che il Servo di Dio non avesse alcun affetto particolare di nessun genere per persone o cose… Potrei dire che lo stile di vita del Servo di Dio si manifestasse in un atteggiamento abituale di riservatezza e di mortificazione; era sempre in raccoglimento anche quando in convento c’era qualche festa, e quando vi era molta gente che vi partecipava”.