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Quaresima francescana

Gesù nel deserto

 

Forse non tutti sanno che Francesco d’Assisi (1181-1226) non viveva una sola quaresima all’anno, bensì cinque. Appare subito chiaro, che il nostro frate Francesco, nell’arco di un anno, passava più tempo nella penitenza e nel digiuno, che non nella festa o altro. La quaresima del santo assisano era parte integrante di un profondo cammino di conversione. La quaresima per “frate Francesco” (come lui amava sottoscriversi) era la via ardua della conformazione a Cristo, come per un atleta professionista, l’allenamento e la palestra.

 

Conformazione a Cristo vittorioso sul peccato e sulla morte, Cristo povero e orante nel deserto, nel Quale tutte le cose sono state ricapitolate. Frate Francesco aveva intuito l’importanza del legame tra incarnazione, passione, morte e resurrezione di Cristo, ed ecco perché la sua quaresima non iniziava il mercoledì delle Ceneri, bensì il lunedì dopo l’Epifania; e, mentre tutti i frati, come tutti i cristiani, erano tenuti a osservare il digiuno durante la grande quaresima; a quella dopo l’Epifania, i frati erano solo esortati. Questa quaresima lui la chiamava “Benedetta” perché “…coloro che volontariamente la digiunano siano benedetti dal Signore” (Rb 3, 3). Una terza quaresima era quella in preparazione alla natività di Cristo, detta d’“Avvento”, che non iniziava qualche settimana prima di Natale, bensì con la festa di Tutti i Santi, il primo novembre, quindi altri due mesi di grande meditazione della parola di Dio, di preghiera, di penitenza e digiuno.

 

Ancora un altro periodo di intensa contemplazione era quello in preparazione alla festa dell’Assunta, partiva dalla festa dei santi Pietro e Paolo, in onore della Chiesa, o meglio, di Maria, la madre del Signore, “Vergine fatta Chiesa” (SalV). Questa quaresima (= quaranta giorni) scaturiva dalla grande devozione ecclesiale-mariana di frate Francesco, infatti per lui le due realtà Maria-Chiesa, non andavano mai separate, poiché nella Chiesa si perpetuava l’immagine di Maria che “…aveva reso nostro fratello il Signore della Maestà” (2 Cel 198). La quinta quaresima di frate Francesco, iniziava il giorno dopo l’Assunta e terminava il giorno della festa dei santi Arcangeli, il 29 settembre. Un periodo di contemplazione e digiuno particolarmente caro al santo assisano e a tutto il mondo francescano, perché è proprio durante questo periodo che un Serafino insignì delle stimmate frate Francesco, due anni prima di morire, sull’ormai ben noto monte de La Verna (cfr. 1 Cel 94-96).

 

Circa duecento giorni di quaresima durante l’arco di un anno, ma quale era il senso di tutto questo tempo trascorso nella preghiera e nel digiuno? Frate Francesco era un uomo ambizioso ma anche molto concreto, e queste sue caratteristiche si ripercuotevano anche nel suo modo di vivere la fede in Cristo. Il suo era un cammino di conversione fondato nel grande desiderio di conformarsi a Cristo, di imitarlo fino in profondità. Cristo aveva vinto il peccato assumendo la nostra carne, per dare anche a noi la possibilità, con la Grazia e lo Spirito Santo, di essere trasformati, passare da “uomo vecchio” a “uomo nuovo”, distruggendo, con un serio cammino di conversione, il peccato annidato nella nostra carne (cfr. Rm 8, 3-4). Nella persona di Gesù Cristo è comunicato il più alto gesto d’amore di Dio nei confronti dell’uomo, per cui conformarsi a Lui, significava per Francesco, avvicinarsi a questo progetto d’amore di Dio nei confronti degli uomini, per essere a sua volta, testimone dello stesso amore, capace di donare la vita per gli altri.

 

Per cui, per Francesco, la conformazione a Cristo consta prima di tutto nel collaborare alla Grazia per poter vincere il peccato e poter amare sé stessi egli altri come Cristo ci ha amati. Un altro aspetto significativo delle quaresime di frate Francesco è il deserto, quella condizione di intimità che si instaura nel rapporto tra Dio e l’uomo, in un percorso di preghiera intensa e solitaria, supportato dal profondo ascolto della parola di Dio, a tal punto che “…durante una quaresima, per occupare le briciole di tempo e non perderne nemmeno una, aveva fatto un piccolo vaso. Ma siccome, durante la recita di terza, il pensiero di quel vaso gli aveva procurato un po’ di distrazione, mosso dal fervore dello spirito, lo bruciò, dicendo: lo sacrificherò al Signore, al quale mi ha impedito di fare il sacrificio. Diceva i salmi con estrema attenzione di mente e di spirito, come se avesse Dio presente, e, quando nella recita capitava di pronunciare il nome del Signore, lo si vedeva leccarsi le labbra per la dolcezza e la soavità” (LegM X, 6). Altro elemento della quaresima francescana è quello della povertà, sempre in riferimento a Cristo. Vero è che passava settimane e settimane nelle grotte, o in anfratti di esse, luoghi completamente spogli di qualsiasi cosa, dove spesso trovavasi solo una croce fatta con due rami secchi, ma è altresì vero che la sua “ineffabile ricchezza”, consisteva appunto nel ritirarsi come se avesse Dio presente, sia nello spirito che nella natura in cui era immerso fisicamente e spiritualmente, proprio perché creata da Dio. Anche la sua povertà era fondata su Cristo che “…pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini” (Fil 2, 6-7).

 

Padre Fabrizio Congiu