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Speranza Eroica


SPERANZA EROICA

La speranza cristiana è una virtù teologale, deposta in noi da Dio con la grazia battesimale. La speranza è la caratteristica dei cristiani: siamo uomini della speranza poiché attendiamo il nostro compimento dalla venuta del Signore Gesù e perché lo Spirito Santo ci dà questa certezza. Al n. 48 nella Lumen Gentium leggiamo: “… siamo dalla fede istruiti anche sul senso della nostra vita temporale, mentre portiamo a termine, con la speranza dei beni futuri, l’opera a noi commessa nel mondo dal Padre, e diamo compimento alla nostra salvezza”.

Fra Nicola apostolo di fiducia in Dio, ha sempre considerato la vita eterna in Dio come ultimo fine della propria vita, sopportando con costanza, tutte le difficoltà anche le più gravi.

Esercitò la virtù della speranza nella prospettiva del Paradiso, sempre fiducioso in Dio e abbandonato alla sua volontà. Il suo ripetere, quasi non sapesse dire altro: “Speriamo… preghiamo… facciamo la volontà di Dio” a tutti quelli che chiedevano una parola di conforto, dimostrava che era sempre fiducioso in Dio e da Lui attendeva ogni aiuto per la vita presente e futura. Religiosi e laici hanno visto in fra Nicola l’uomo della speranza.

Padre Benedetto Cocco da Cagliari attesta:

La virtù della speranza guidava continuamente il Servo di Dio nel suo cammino terreno; ciò traspariva dalla sua fedeltà nel ricercare Dio e veniva confermato da un’espressione a lui molto familiare; a tutti diceva: “Al cielo! Al cielo!”, sottintendendo di volta in volta, “dobbiamo pensare o dobbiamo tendere”. In tutto il suo operare, almeno da religioso, le intenzioni non erano terrene ma spirituali e soprannaturali. In tutti i suoi rapporti d’obbedienza e di vita comune, di lavoro e d’apostolato, non aveva nessuna preoccupazione o interesse personale; era completamente distaccato e cercava fiducioso sempre e solo la volontà di Dio espressa dal superiore”.

Altro confratello, fra Lorenzo Pinna da Sardara dichiara:

… il Servo di Dio era sempre teso verso la vita eterna con Dio, e si affidava alla misericordia del Signore per raggiungere la meta. In questa speranza egli progrediva sempre… nel parlare e nell’operare rivelava un totale distacco da ciò che non era Dio, non tanto per indifferenza o disprezzo, ma perché era tutto preso dal pensiero di Dio e dell’anima. Infatti quando si presentava l’occasione non mancava di dare un giudizio di fede e di speranza. Affermava sempre il primato delle cose spirituali… Nei riguardi della questua non ebbe mai parola di soddisfazione personale per quanto riceveva. Egli non andava alla questua mosso dal desiderio e dalla prospettiva di ottenere un buon risultato, ma solo per le opere del convento e mai per se stesso”.

Padre Bonaventura Margiani da Mogoro, ex Provinciale afferma:

Il Servo di Dio, a mio giudizio, esercitò la virtù della speranza in modo non comune: dalle sue azioni, oltre che dalle sue parole, si desumeva che egli era un uomo proiettato nel futuro, ovvero verso le realtà della vita eterna… Il riferimento al paradiso rappresentava una costante nei discorsi di fra Nicola. Molte persone… avvicinando il Servo di Dio, specie negli ultimi anni della sua vita, sentivano dirsi, al momento del congedo: “Ci rivedremo in paradiso”.

Altro confratello, Padre. Giulio Baldus da Samatzai attesta:

… non posso parlare di progresso nell’esercizio della virtù della speranza da parte del Servo di Dio. Credo però, che egli la esercitasse in modo non comune e con profonda convinzione. Posso citare un fatto particolare. Una volta mi trovai per la ricreazione comune solo con lui. Egli, mirando il cielo, ebbe a dire quest’espressione: “Quanto sarà bello il paradiso!…”. Al che io aggiunsi: “Beato chi potrà andarvi!” (ricordo che mi trovavo in uno stato d’animo particolare). Fra Nicola mi disse con molta semplicità: “Andare in paradiso non è difficile, anzi è molto facile: basta avere il cuore distaccato”.

Tale espressione mi colpì e mi fece pensare che avesse letto nel mio cuore”.

Nel Processo Informativo il medesimo teste ha dichiarato:

“Era un uomo che viveva la speranza cristiana. Conversando con lui della salvezza eterna ed esprimendo la grande difficoltà di salvarci, pur non negando la difficoltà, soggiunse che Iddio nella sua misericordia, qualora veda la nostra buona volontà, diventa garante della nostra salvezza”.

Il medico Francesco Nuvoli così dichiara:

Uno sguardo dolcissimo, profondo e pieno di speranza. Era addirittura una gara rivolgersi a lui e cercarlo e condurlo a casa spessissimo per consolare gli infermi… Spesso ero spettatore d’episodi come questo: persone per la strada, che correvano verso di lui a raccomandare le loro sofferenze e a sentire una buona parola... dopo di ché se ne andavano sollevate e ringraziavano”.

La presenza di fra Nicola accanto ad un’anima in pena era come il ritorno del sereno dopo la tempesta: chiunque chiese a lui aiuto andò via consolato.

Il confratello fra Igino Boi da Siurgus Donigala dichiara:

Qualunque persona si presentasse in convento era accolta nell’identico modo. Guardava il bisogno che aveva il prossimo, con preferenza alle necessità spirituali. Dava sempre la promessa della preghiera, un consiglio, un conforto”.

L’ultimo suo superiore Provinciale, Padre Filippo Pili da Cagliari, nel Processo Informativo ha dichiarato:

A tutti coloro che si avvicinavano a lui, per chiedere consiglio, ripeteva queste parole: “Cielo – paradiso – volontà di Dio”. In realtà il suo spirito era veramente assorto in Dio e la sua mente era in cielo”.

Nel Processo Cognizionale il medesimo teste aggiunge:

Il Servo di Dio, a me pare, in tutta la sua vita, ha dimostrato di tendere continuamente verso Dio. Ha dimostrato ciò, particolarmente nella crescita costante della sua vita spirituale, e nelle brevi esortazioni che faceva alle persone che l’avvicinavano, cioè che sperassero nella misericordia di Dio che imparassero a soffrire e ad accettare le prove in vista del Paradiso, che ricordava con frequenza”.

Con questa speranza, alimentata dalla preghiera, guardava con serenità e gioia alla morte.

Padre Bonaventura Margiani, ex Provinciale dichiara:

Io ho avuto l’occasione di vedere il Servo di Dio nella sua ultima malattia. Che egli in quella circostanza, godesse di serenità di spirito e di disponibilità alla volontà di Dio è una cosa fuori d’ogni dubbio”.