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Testimonianze

Testimonianza di Severina Setzu

Sono una donna di 38 anni e mi chiamo Severina Setzu, faccio l’insegnante nella scuola media.

Nel 1989, subito dopo aver concluso i miei studi universitari , ho subito un intervento chirurgico per rimuovere un tumore al seno ,ma allora non fu necessario un trattamento di chemioterapia, in quanto non vi erano organi interessati .

Dopo circa 3 mesi, una mia amica mi insistette tanto per andare a trovare Fra Nazareno da Pula; se non altro, visto che tutto era andato bene, avrei ricevuto il suo tocco e le sue “caramelle”. Andai e vi trovai centinaia di persone, e, quando finalmente arrivò il mio turno, mi trovai di fronte a questo fraticello, esile, un po’ burbero che, dopo aver sentito il mio problema, mi disse:

Non vuoi morire?

Io lo guardai stupita e non ebbi il coraggio di rispondere. E lui mi impose un guanto di PADRE PIO e mi disse:

Va’, prega e confessati!

Così si concluse il mio primo ed unico incontro con Fra Nazareno. Rimasi un po’ colpita ma, nello stesso tempo delusa, perché forse mi aspettavo di stare un po’ di più a parlargli; non so, è stato tutto molto frettoloso. Il tempo passava, lavoravo, e facevo sempre i controlli che risultavano sempre negativi, fino al maggio del 1992. La radiografia del torace lasciava qualche incertezza, tanto che i medici mi sottoposero ad una TAC. Il referto, purtroppo fu positivo: metastasi bilaterali multiple nei due lobi polmonari. Bisognava sottopormi a dei cicli di chemioterapia. L’impatto per me fu tragico, sia fisicamente che psicologicamente, ma, con l’aiuto della mia famiglia, e soprattutto di mia sorella che, sposata senza figli, poteva dedicarmi tanto tempo, riuscii ad affrontare e proseguire la cura. Naturalmente pregavo, ho accettato la croce e mi abbandonai completamente nelle mani del Signore. Passò un anno e interruppi la chemioterapia. I controlli avevano fatto emergere un ingrossamento cardiaco, una pleurite, e un peggioramento generale. Quindi: riposo assoluto, se no avrei dovuto ricoverarmi; ed io, pur di non stare in ospedale, promisi di fare il riposo severo.

Intanto avevo preso anche un appuntamento con un medico dell’Istituto Tumori di Milano e fu fissato per il 31-8-93, martedì. Circa 10 giorni prima, una persona, mi portò a conoscenza di un sogno che riguardava me e che l’aveva turbata non poco, dato che noi due non avevamo un rapporto di amicizia. Comunque, anch’io, dopo averlo sentito, mi resi conto che era veramente strano: in sostanza “una voce” le diceva di far andare un certo Roberto “in quella chiesa” e di portarci anche me. Il sogno venne interrotto varie volte, anche perché questa persona fu colta da diversi risvegli, ma al suo riaddormentarsi, il sogno continuava e la voce seguiva a parlarle. Al mattino, lei fu turbata a tal punto che si sentì in dovere di farmelo sapere. E così mi resi conto che era necessario andare “ in quella chiesa” con questo Roberto (fa la dialisi ). Il problema era scoprire quale fosse la chiesa, perché la voce non la indicò; comunque non fu difficile capire che si trattava della nuova chiesa voluta dal fraticello di Pula, che ospita le sue spoglie. Così il 29-8-93, domenica, andammo a Pula, io, Roberto, una mia zia con suo marito, anch’essi devoti del frate. Fatte le prime cose, vedere la chiesa, pregare davanti alla tomba ecc., dovevamo metterci in attesa di parlare con Fra Lorenzo.

Intanto però, il marito di mia zia raccontò il sogno a Sig.Caria, il quale, non appena sentì come andarono le cose disse. ”Questo è un messaggio di Fra Nazareno, è strano, bisogna che si entri nella sua cella!”. Il Sig. Caria mi fece “toccare” tutte le cose personali: il Crocefisso, il Rosario, il suo saio, insomma un po’ tutto; ma in particolare mi porse l’olio benedetto che unsi nella zona interessata dal tumore. La stessa cosa fece Roberto. Ascoltammo poi una bellissima Messa, con la chiesa stracolma di gente. Io vivevo un momento di gioia intensa per tutto quello che mi circondava, ma soprattutto perché ero entrata nella cella del frate. Anche Fra Lorenzo, dopo aver sentito il mio racconto mi disse:” Chiedi al Signore la guarigione completa, Lui può dartela, ma se ha deciso diversamente, chiedi che sia fatta la Sua Volontà!”.

Io feci tesoro di questa frase e continuai il corso delle cose che dovevo fare: controlli continui e un via vai in ospedale, sempre chiedendo la forza al Signore di affrontare tutto. Dopo due giorni, come dissi precedentemente, andai a Milano e, con stupore, il medico non mi trovò così tanto male come credeva, e mi consigliò di continuare una cura diversa, interrompendo la chemioterapia, che mi aveva già fatto diversi danni. Il mio problema era se a Cagliari accettassero o meno questo tipo di terapia da seguire, e così ancora una volta mi rivolsi a Fra Lorenzo, che mi benedisse la lettera di accompagnamento. All’ospedale di Cagliari accettarono i consigli del medico di Milano, e così continuai fino ai successivi controlli. A Novembre mi fecero la TAC e il referto disse che le metastasi si erano ridotte del 50%. E così fino ad ora, ogni 6 mesi mi sottopongono al controllo, e la situazione è nettamente migliorata dove i referti dicono che:” I tessuti sono da considerarsi adiposi e non degni di essere considerati patologici”.

Questo quadro clinico continua ormai da quasi due anni, ed io posso testimoniare sia con le parole che con il mio aspetto fisico che “STO BENE”, tanto che nessuno, se non sa niente, direbbe che ho avuto un tumore. Io sono convinta che non è stata solo la chemioterapia a bloccare tutto, ma che una “MANO SUPERIORE” abbia fermato il corso della malattia. Certo, Fra Nazareno direbbe: ” E’ opera di Dio”, egli con la sua umiltà, non avrebbe voluto meriti, però io sono convinta che il fraticello da Pula, ha avuto un occhio di riguardo nei miei confronti, chiedendo e intercedendo per me al Signore. Quando mi resi conto di tutto ciò, chiesi perdono a Fra Nazareno e tuttora lo faccio, perché non lo avevo considerato abbastanza; ma lui ha voluto ugualmente darmi una mano, anche se io forse l’avevo sottovalutato.

ESTATE 1995

Lettera pubblicata da "Voce Serafica della Sardegna", Marzo 2001.

Tanti anni fa sentimmo parlare di un frate, che riceveva tante persone e regalava le caramelle.

Chiedemmo dove potevamo incontrarlo e ci dissero di andare a Is Molas, appena oltre l’abitato di Pula. Decidemmo di partire un bel giorno d’aprile. Q

uando arrivammo già molte persone erano nel piazzale e cominciavano a mettersi in fila. Intanto il sole saliva e diventava sempre più tiepido, infine abbastanza caldo, tanto che si attendeva una leggera brezza dal mare, alquanto vicino, oltre il paese.

A una certa ora la gente cominciò ad entrare per salutare il frate; persone singole, coppie, famiglie. Dopo un breve colloquio si usciva, ma la fila dietro era sempre uguale, perché altri ne giungevano ancora.

Arrivò anche il nostro turno. Mi accompagnavano moglie e figli e una certa emozione, in questa tiepida mattinata d’aprile ristorata dalla brezza del mare. Entrammo: alcuni arredi semplici, al centro della stanza un tavolo in legno con sopra un sacco di caramelle; dietro, un fraticello che ci accolse con un semplice inchino, un sorriso appena accennato come se ci conoscesse da tempo.

Salutammo, ci salutò, ci chiese la provenienza. “Pregate, pregate molto”, ci disse, offrendo a ciascuno una manciata di caramelle e posando la sua destra sulla testa di mio figlio chiese sorridendo:“E tu da dove vieni, dal mare?”. Il colloquio si concluse con la raccomandazione di prima“Pregate, pregate molto”, e ancora caramelle. Uscimmo con qualche grado di emozione in più, meno sofferenti per il caldo sicuramente, perché la brezza del mare s’era fatta più sostenuta. La nostra visita era conclusa; ma il Frate ne avrà avuto ancora per molto; anzi non ha finito ancora.

La brezza del mare mitiga ancora l’aria sul colle e il frate dall’aldilà ripete la stessa raccomandazione e offre ancora caramelle dolci a quella fila di persone che mai si interrompe!

Paolo Demuru



Testimonianza di Candida Cavassa pubblicata da "Voce Serafica della Sardegna", Marzo 2001

Nel Luglio del 1984 la seconda mia figlia Anna stava morendo nelle mie braccia nella casa al mare (Solanas): febbre a 40° con convulsioni. Venne ricoverata d’urgenza in clinica “Macciotta”- con diagnosi di pertosse e broncopolmonite; per una bambina di 11 mesi non era poco!

Dopo una settimana di ricovero, alla dimissione, sentivo il desiderio di portarla in chiesa a S. Ignazio; speravo di trovare Fra Nazareno, che tra l’altro non conoscevo se non per averne sentito parlare. Arrivai a mezzogiorno e suonai in lacrime con la bambina in braccio.

Mi aprì proprio Lui e con un gran sorriso mi fece entrare. Io non riuscivo ad aprire bocca; Lui parlando in sardo mi fece sollevare la maglietta della bambina e fece con olio 3 croci sui polmoni, mi diede uno scapolare per me e mi raccomandò di non perderlo. Dopo anni mi è sparito; ho sempre davanti a me quel tessuto color oro-rosso; per tante volte andai anche a Pula. Credo che questo episodio non lo cancellerò dalla mia mente per il bene ricevuto e penso che ancora oggi fra Nazareno mi assiste dall’alto.

A distanza di tre anni, ricoverarono mio marito d’urgenza in Clinica otorino per una lesione della cartilagine, con rischio di meningite fulminante. Avevo due bambine di 6 e 3 anni; ero nel panico totale, forse non sapevo neanche chi fosse Dio e andavo forse solo alla ricerca del “miracolo”. Mio marito venne ricoverato il giorno dell’Epifania, di sera, per essere operato l’8 seguente.

La Domenica in clinica passò Fra Nazareno, guardò mio marito e gli disse: Cos’hai? Rispose: Devo essere operato d’urgenza. Fra Nazareno gli toccò l’orecchio sinistro (senza sapere quale fosse l’orecchio da operare). Prima dell’intervento gli rasarono il capo: strano a dirsi, non c’era più niente di grave e intervennero con un semplice raschiamento. Oggi medito e penso: il Signore è così grande, che mi ha messo davanti le persone giuste al momento giusto, e soprattutto quando ero sola. Il Signore era sempre pronto, giorno e notte a consolarmi: le grazie concessemi le posso raccontare con lacrime di gioia. L’importante è credere che al Signore niente è impossibile.

Candida Cavassa